Il mio corpo di Michele Pennetta - la recensione di FilmTv

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Mariuccia Ciotta dice che Chiamami Aquila è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 16:55.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«What happened to Gary Cooper? The strong, silent type. That was an American. He wasn’t in touch with his feelings. He just did what he had to do. (David Chase - The Sopranos)»

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Recensione pubblicata su FilmTv 08/2021

Il mio corpo


Regia di Michele Pennetta

Un film che sfida le definizioni classiche: né finzione, né documentario (classico). Pennetta racconta - meglio: osserva - le vite parallele di due ragazzi che il mondo non contempla. Uno raccoglie ferro nelle discariche, l’altro, nigeriano, vive all’ombra di una chiesa. Entrambi sono esclusi. La potenza filmica dello sguardo di Pennetta, che s’incarna nelle immagini di Paolo Ferrari, crea una musica simbolica e mitologica trasfigurando il dato reale in un potente atto di testimonianza (quindi presenza). La macchina da presa si fa presente ai corpi che racconta, così questi ultimi sono offerti all’immagine. Pennetta osa pensare un cinema trascendentale, nel quale la dignità s’incarna solenne nei corpi e nelle immagini come un altro reale. Una possibilità di vita, resa tangibile dal cinema.

Il mio corpo (2020)
Titolo originale: -
Regia: Michele Pennetta
Genere: Documentario - Produzione: Italia/Svizzera - Durata: 82'

Montaggio: Orsola Valenti, Damian Plandolit
Fotografia: Paolo Ferrari

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Intervista a Michele Pennetta» Interviste (n° 08/2021)

Giona A. Nazzaro

Delegato generale Settimana Internazionale della Critica di Venezia. Programmatore Visions du Réel di Nyon (Svizzera). Collaboratore Festival del Film di Locarno. Autore di libri e saggi. Dischi, libri, gatti, i piaceri. Il resto, in divenire.

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