La mappa delle piccole cose perfette di Ian Samuels - la recensione di FilmTv

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La citazione

«Quando la leggenda diventa realtà, si stampi la leggenda (John Ford)»

scelta da
Emanuela Martini

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Recensione pubblicata su FilmTv 08/2021

La mappa delle piccole cose perfette


Regia di Ian Samuels

Se guardando quel regno immutabile di figure, ambienti ed eventi ritornanti che è il teen movie americano avete spesso l’impressione di trovarvi incastrati in un loop, il film di Ian Samuels (che l’immobilismo del genere l’aveva pungolato in Sierra Burgess è una sfigata) questa sensazione la tematizza. Mark è un adolescente bloccato in un giorno casuale che si ripete all’infinito, e per quanto si sforzi è impossibilitato a metter in pratica le mosse del suo coming of age (il confronto coi genitori, il sesso...) e a immaginare un futuro (il cambiamento climatico gliel’ha precluso: a che pro uscire dal loop?). Come un Palm Springs per la generazione Z, ma a ruoli invertiti, senza spiegoni, e con un bel twist finale («credevo di essere l’eroe di questa storia, e invece...»).

La mappa delle piccole cose perfette (2021)
Titolo originale: The Map of Tiny Perfect Things
Regia: Ian Samuels
Genere: Sentimentale/Sci-fi - Produzione: Usa - Durata: 98'
Cast: Kyle Allen, Kathryn Newton, Josh Hamilton, Jermaine Harris, Anna Mikami, Cleo Fraser, Al Madrigal, Jorja Fox, Teance Blackburn, Mia Lovell
Sceneggiatura: Lev Grossman

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Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.

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