La regola d'oro di Alessandro Lunardelli - la recensione di FilmTv

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Mauro Gervasini dice che Keoma è il film da salvare oggi in TV.
Su Cine34 alle ore 22:55.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«Il motivo per cui Dio ci ha dato due orecchie e una bocca è per permetterci di ascoltare il doppio di quanto parliamo (Quincy Jones)»

scelta da
Emanuele Sacchi

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Recensione pubblicata su FilmTv 09/2021

La Regola d'oro


Regia di Alessandro Lunardelli

Il caporale Ettore Seppis (Liberati) se l’è vista brutta in Siria, dov’è stato rapito da un gruppo di jihadisti. Liberato dopo il pagamento di un riscatto, gli resta l’enorme senso di colpa di aver lasciato (a morire?) Jamila, la ragazza della quale era innamorato. Una volta in Italia, finisce ostaggio di politici e retoriche mediatiche che vogliono farne un simbolo. Roso dalla rabbia, confuso, spesso incapace di distinguere tra realtà e sogno, avrebbe bisogno di qualcuno che gli scrivesse che cosa fare e dire. Qualcuno come Massimo (Pesce), autore tv che l’ha raccontato in sua assenza durante la prigionia e ora lo deve preparare a una serata televisiva al Teatro antico di Taormina, ospite di un baracconesco festival della lirica, dov’è invitato per ricevere un premio di untuosa ipocrisia. Peccato che anche Massimo sia in crisi, incapace di scrivere la propria vita, tra malori improvvisi e un’ex moglie conduttrice virago (Bobulova) che sbava al pensiero di avere l’eroe di guerra in diretta tv. Forse il vero film da fare, tra i tanti suggeriti, allusi, intravisti, in La regola d’oro, era proprio quello su questa strana coppia costretta a una sorta di convivenza improbabile. Invece, Lunardelli (con i suoi co-sceneggiatori, tra i quali il Giacomo Ciarrapico di Boris) preferisce puntare più sulla prigionia di Ettore e su un circo mediatico già molto denunciato nella sua tronfia volgarità. Fa sua la confusione del protagonista, ma si perde in una narrazione arzigogolata e in digressioni non sempre indispensabili (il tenore compagno di sbronza), con il rischio di non arrivare da nessuna parte. Lo salvano, solo in parte però, i suoi due protagonisti, con i loro sguardi sperduti e appannati.

La Regola d'oro (2020)
Titolo originale: -
Regia: Alessandro Lunardelli
Genere: Drammatico - Produzione: Italia - Durata: 95'
Cast: Edoardo Pesce, Simone Liberati, Barbora Bobulova, Hadas Yaron, Francesca Antonelli, Luis Gnecco, Rita Hayek, Hamza Kadri, Azzurra Martino
Sceneggiatura: Giacomo Ciarrapico, Davide Lantieri, Alessandro Lunardelli

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Rocco Moccagatta

Studiava giurisprudenza, ma andava più spesso al cinema di quanto avrebbe dovuto. D'altronde il padre l'ha portato per anni al cinema ogni sabato. Di cosa potrebbe dunque lamentarsi? Dopo l'università, fa la cosa giusta e comincia a occuparsi davvero di film, persino professionalmente. Oggi lo insegna pure, il cinema, in IULM e in altre università del regno, soprattutto il cinema classico e il cinema dei generi popolari, la sua passione da sempre. Per campare guarda anche molta televisione, visto che lavora come scenarista e analista dei media presso la factory di media research Neopsis (non si pronuncia Neopsais, eh...). Ha scritto e scrive da tante parti, da Duel/Duellanti a Marla, da Ottoemezzo a L'officiel Homme. Nel tempo, ha scoperto che gli piace molto il cinema italiano di ieri e di oggi e che si può non vergognarsene. Il riconoscimento più prezioso è stato essere ribattezzato "Giancarlo Cianfrusaglie" da Maccio Capatonda.

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