Homunculus di Takashi Shimizu - la recensione di FilmTv

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La citazione

«Noi siamo orfani della Rivoluzione. E spesso pensiamo che non c'è più una vittoria possibile, che il mondo è disincantato e alla fine ci rassegniamo. Il cinema, al contrario, ci dice, a suo modo, che ci sono vittorie possibili anche nel mondo peggiore.... Non bisogna disperarsi. È quel che il cinema ci racconta, io credo. Ed è per questo che dobbiamo amarlo. (Alain Badiou)»

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Mariuccia Ciotta

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Recensione pubblicata su FilmTv 19/2021

Homunculus


Regia di Takashi Shimizu

Praticare un foro nel lobo frontale con un trapano può condurre ad aprire un “terzo occhio” e a visioni inaspettate sul nostro io interiore, secondo l’ultima fatica di Takashi Shimizu, ieri sovrano del J horror con Ju-on (The Grudge) e oggi reclutato nel variopinto catalogo Netflix. «Hai bisogno di vedere questo film almeno quanto ne hai di farti un buco in testa» ha sentenziato impietoso il “Japan Times” in merito. Volendo cercare perifrasi più garbate e circostanziate - anche perché sull’imprescindibilità delle visioni cinematografiche odierne ci sarebbe molto da dire, inclusi film promossi a pieni voti dalla succitata testata - il tentativo di Shimizu di rielaborare il proprio linguaggio per un nuovo target si rivela quantomeno un poco più sorprendente di quello di Sion Sono. Il bizzarro e semiserio ripescaggio, attraverso il manga di Hideo Yamamoto, di un mito consunto - quello dell’homunculus, creatura fantastica che rappresenta i traumi vissuti, cara agli alchimisti quanto la pietra filosofale - si mescola all’altrettanto usurato effetto inquietante da realtà parallela, un po’ Matrix e un po’ Essi vivono, su dispositivo horror alla Kiyoshi Kurosawa (quello di Cure, si intende). Il tutto produce una trama di interesse nullo ma (forse) nasconde una riflessione di Shimizu sul proprio personale homunculus, un’ispirazione ormai impossibile da estrarre dal cervello senza l’ausilio di un utensile liberatore. Osservato in questa chiave di disperata dichiarazione di crisi creativa, il film potrebbe quasi acquisire un suo curioso fascino. Finché non si incappa in una scena di stupro “terapeutico”, praticato dal protagonista su una minorenne, che spegne ogni volontà di indulgenza. (No) Glory to the Filmmaker.

Homunculus (2021)
Titolo originale: Homunculus
Regia: Takashi Shimizu
Genere: Horror - Produzione: Giappone - Durata: 115'
Cast: Gô Ayano, Anna Ishii, Yukino Kishii, Ryô Narita, Seiyô Uchino, Marika Yamakawa
Sceneggiatura: Eisuke Naitô, Takashi Shimizu

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Emanuele Sacchi

Nato nella città delle due discoteche e 106 farmacie, presto smarrito nei meandri del rock e del cinematografo. È ingegnere informatico, benché si finga pensatore umanista. Giornalista pubblicista, critico cinematografico e musicale, collabora con FilmTv, MYmovies.itRumore, Filmidee, Asiaexpress ed è direttore della testata web Hong Kong Express (www.hkx.it). È autore di 50x35mm - Soundtrack Rumorose (Homework, 2016), con Stefano Locati di Il nuovo cinema di Hong Kong - Voci e sguardi oltre l'handover (Bietti, 2014) e con Francesca Monti di Richard Linklater - La deriva del sogno americano (Bietti, 2017). Film: Apocalypse Now (ma non Redux). Album: Forever Changes dei Love (anche per il titolo).

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