Fortuna di Nicolangelo Gelormini - la recensione di FilmTv

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Pier Maria Bocchi dice che I vitelloni è il film da salvare oggi in TV.
Su Rete4 alle ore 02:40.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«sarà mica la maniera di lavorare… non si lavora così dai… ogni lavoro anche il più banale necessita di un minimo di regia»

scelta da
Andrea Bellavita

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Recensione pubblicata su FilmTv 21/2021

Fortuna


Regia di Nicolangelo Gelormini

Si sa che il mondo al di là dello specchio è sempre sfalsato rispetto al nostro. Nei mondi di Fortuna, sei anni, reginetta del pianeta Tabbys, che prima o poi riuscirà a riportarla a sé, ci sono due mamme, una gentile e una sgraziata, due psicologhe, una comprensiva e una nervosa, due palazzi, uno bianco e uno decrepito, due nuance, da un lato pastelli soffici e dall’altro toni più cupi. In mezzo, un cellulare arancione che contiene immagini immonde, fiori blu che denotano pericolo e uomini grandi e neri senza faccia. Peccato che il mondo più armonioso sia quello oltre lo specchio, che le perfide regine di cuori siano le mamme vere e che il viaggio di Nancy (altro nome di Fortuna) sia, ogni giorno, «nel Paese degli orrori». Nicolangelo Gelormini (all’esordio) si basa su un atroce fatto di cronaca del 2014 (una bambina di sei anni scaraventata dall’ottavo piano di un casermone di Parco verde di Caivano per aver resistito a un abuso), ma rifuggendo dal cronachismo mediatico e navigando invece all’interno di una psicologia (non solo) infantile che tenta disperatamente di venire a patti con la paura. L’orrore c’è, ma è più sottile, onirico, lynchiano. Parola non a caso: il modello Lynch è palese, nello sdoppiamento dei personaggi, nell’andirivieni tra dimensioni parallele, nella vecchia che parla a vanvera seduta in corridoio, nella stanzetta un po’ livida della protagonista e in quelle che lei osserva, riquadrate dalle finestre del palazzo di fronte. Fortuna non è del tutto equilibrato, ogni tanto sbanda nel manierismo, si compiace un po’, ma resta un tentativo lodevole lungo un percorso narrativo anomalo. 

I 400 colpi

PA
7
SE
4
RM
5
EM
7
RMO
7
media
5.8
Fortuna (2020)
Titolo originale: -
Regia: Nicolangelo Gelormini
Genere: Drammatico - Produzione: Italia - Durata: 108'
Cast: Valeria Golino, Pina Turco, Cristina Magnotti, Giovanni Ludeno, Libero De Rienzo, Marcello Romolo, Anna Patierno, Luciano Saltarelli, Denise Aisler, Leonardo Russo
Sceneggiatura: Nicolangelo Gelormini, Massimiliano Virgilio

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Emanuela Martini

Capelli rossi, lettrice forte, brutto carattere (dicono). La prima volta mi hanno portata al cinema che avevo tre anni. Ci stavo dalle 2 alle 8, orario continuato. Praticamente, non ne sono più uscita: adesso ci sto anche dalle 8 alle 20, e a volte pesa. Ma la passione resta e non mi annoio (quasi mai). Onnivora: mi piace tutto (quando mi piace). Autori di culto: Michael Powell e Robert Altman. Serie: Twin Peaks e I Soprano forever. Rimpiango il cinema americano anni ’70 e il metabolismo dei trent’anni. Vivo in un disordine "escheriano", tra libri, oggetti, dvd, foto, abiti e scarpe, con Lucrezia, gatta petulante di 19 anni. Credo allo Stregatto (quello di Alice): qui in giro aleggia il sorriso di Blimp, Sibella e Oreste.

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