In prima linea di Matteo Balsamo, Francesco Del Grosso - la recensione di FilmTv

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Roberto Silvestri dice che La nera di..., è il film da salvare oggi in TV.
Su Rai3 alle ore 01:15.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«Life... don't talk to me about life...»

scelta da
Alice Cucchetti

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Recensione pubblicata su FilmTv 23/2021

In prima linea


Regia di Matteo Balsamo, Francesco Del Grosso

Cosa c’è dietro (dentro) un’immagine, specialmente se ritrae uno scenario di guerra? 13 fotografi spiegano le ragioni della loro passione, il senso del convivere con il pericolo, la combinazione tra il desiderio di testimoniare la crudeltà dell’uomo e l’ulteriore violazione di sensazioni terribili che le vittime subiscono in quell’attimo, oltre alle mitragliatrici e le bombe. Balsamo e Del Grosso ascoltano il gruppo di fotoreporter di guerra, discutendo di un “mestiere” emozionante e mitizzato, della tensione etica che comporta e di come il digitale abbia trasformato anche questo “lavoro”. Ma 13 voci sono forse troppe, il ripetitivo meccanismo a incastro inevitabile; e così solo quando appaiono i video e le foto, scatta finalmente il pathos. L’immagine vince sulle (troppe) parole.

In prima linea (2021)
Titolo originale: -
Regia: Matteo Balsamo, Francesco Del Grosso
Genere: Documentario - Produzione: Italia - Durata: 82'

Sceneggiatura: Francesco Del Grosso
Musiche: Paolo Fosso
Montaggio: Roberto Mariotti
Fotografia: Gianluca Sacchi

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