Spirit - Il ribelle di Elaine Bogan, Ennio Torresan - la recensione di FilmTv

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La citazione

«Ognuno prende i limiti del suo campo visivo per i confini del mondo. (Arthur Schopenhauer)»

scelta da
Simone Arcagni

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Recensione pubblicata su FilmTv 25/2021

Spirit - Il ribelle


Regia di Elaine Bogan, Ennio Torresan

È a un passo dal celebrare i 20 anni Spirit - Cavallo selvaggio (2002), cartoon DreamWorks che compiva una perfetta sinergia fra la fluida forma animata 2D (con qualche inavvertibile ritocco digitale) e un contesto narrativo ben pensato (i conquistatori americani del West vs la libertà inebriante dei terreni non colonizzati e l’empatia dei nativi) con colonna sonora trascinante di Bryan Adams (Zucchero da noi). Piuttosto dimenticabile invece Avventure in libertà, serie Netflix del 2017 che vede l’equino diventare il miglior amico di una bimba messicana. Questo remake/spinoff cinematografico ne replica il coming of age (tutto umano) adagiandosi su comicità rimasticate e tematiche pedestri (ops), e relegando il mustang a spalla, a pupazzetto ingolfato nell’inespressiva CGI.

Spirit - Il ribelle (2021)
Titolo originale: Spirit Untamed
Regia: Elaine Bogan, Ennio Torresan
Genere: Animazione - Produzione: Usa - Durata: 88'

Sceneggiatura: Aury Wallington, John Fusco

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Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.

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