La terra dei figli di Claudio Cupellini - la recensione di FilmTv

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La citazione

«Un colpo solo (Michael Cimino - Il cacciatore)»

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Recensione pubblicata su FilmTv 26/2021

La terra dei figli


Regia di Claudio Cupellini

Figlio ha 14 anni quando il brutale Padre muore. Non ha memoria, né ricordi, non sa leggere né scrivere, è puro istinto di sopravvivenza. In un mondo postapocalittico, avvelenato nell’aria, nell’acqua e nelle anime, il ragazzo fa giustizia e scavalca la barriera che protegge l’esiziale palude in cui vive. «Ma là fuori non puoi fidarti di nessuno, diventi preda di una umanità cannibale». Eppure Figlio deve sapere cosa ha scritto nel diario Padre, vuole uscire dalla animalitàmacchina. Dall’“io respiro” passerà all’“io abbraccio”? Avrà un nome, come la sua compagna d’avventura Maria? Dal graphic novel omonimo di Gipi, “colorizzato” da pennellate digitali verdi e marroni di Gergely Poharnok e liberamente riadattato tra Chioggia e Polesine, La terra dei figli si propone come originale via italiana al fantasy distopico, affidando al cineasta padovano Claudio Cupellini (Gomorra - La serie) una sontuosa macchina attoriale e tecnico-artistica. Salta all’occhio il lavoro sul suono e nell’orecchio il minimalismo elettronico-gregoriano di Francesco Motta e Taketo Gohara. Performer della vecchia e giovane generazione, da Maurizio Donadoni a Maria Roveran (che veste il nudo con charme) e al rapper Leon de la Vallée, passando per Valerio Mastandrea e Valeria Golino (pesantemente truccati e ironicamente “nascosti” da maschere sub, nasi e occhi finti), fanno a gara e di tutto per non scimmiottare il “Mad Max spaghetti”, regalandoci dialoghi espressionisticamente scolpiti che delocalizzano il genere: no all’avventura compulsiva, no ai climi ipnotici alla Shyamalan, no al sadismo horror. Un ritorno al meditare sulla paternità di Ferreri di Il seme dell’uomo?

I 400 colpi

PMB
3
AF
8
MG
6
RM
5
RMO
7
GAN
7
RS
7
media
6.4
La terra dei figli (2021)
Titolo originale: -
Regia: Claudio Cupellini
Genere: Fantasy - Produzione: Italia/Francia - Durata: 120'
Cast: Leon de la Vallée, Paolo Pierobon, Maria Roveran, Maurizio Donadoni, Valerio Mastandrea, Valeria Golino
Sceneggiatura: Claudio Cupellini, Guido Iuculano, Filippo Gravino

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Al cinema sono transgender (da Lloyd Kaufman a Straub-Huillet passando per Claudia Weil e Jerry Lewis). Primo film visto Scaramouche, primo film perso I cavalieri della tavola rotonda. Tessera Filmstudio dal 1968. Cofondatore del Politecnico cinema nel 1974.  Critico del manifesto dal 1977 al 2012. Nato a Lecce. Studi con Garroni, Brandi, Abruzzese. Registi preferiti Bunuel e Rocha (sia Paulo che Glauber), Aldrich e Siegel. De Antonio e Grifi. Diop Mambety e Ghatak. Dorothy Arzner e Stephanie Rothman (nata a Paterson come Lou Costello), Fassbinder e Aki Kaurismaki, Russ Meyer e… Rivista di cinema preferita Velvet Light Trap/Camera Obscura. E oggi Trafic. Consigli ai giovani appassionati di cinema? Partire dai formalisti russi.

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