Evangelion Death (True)² / The End of Evangelion di Hideaki Anno, Masayuki, Kazuya Tsurumaki - la recensione di FilmTv

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La citazione

«Tutti i travestimenti del mondo non coprono la puzza di marcio. (Zatōichi)»

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Nicola Cupperi

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Recensione pubblicata su FilmTv 26/2021

Evangelion Death (True)² / The End of Evangelion


Regia di Hideaki Anno, Masayuki, Kazuya Tsurumaki

Ricapitolando: nel 1996 i due oscuri episodi conclusivi di Neon Genesis Evangelion vengono respinti dai fan, che arrivano a minacciare di morte il regista Hideaki Anno (il problema delle pressioni produttive e di pubblico subìte dagli autori giapponesi è endemico, vedi alla voce Kentaro Miura). L’anno successivo a sanare l’oltraggio ecco Death & Rebirth (poi rivisto e corretto in Death (True)² ), riassunto/collage emotivo della serie che introduce l’epilogo alternativo The End of Evangelion, in cui Anno, facendo uno sgambetto agli otaku, chiude sì diverse linee narrative, ma apre a conclusioni esistenziali più pessimistiche e a squarci visivi più radicali e psichedelici. Nexo accorpa i film e li riporta in sala, mantenendo il doppiaggio originale Dynit (sereni: Cannarsi non abita qui).

Evangelion Death (True)² / The End of Evangelion (1997)
Titolo originale: Shin seiki Evangelion Gekijô-ban: Shito shinsei
Regia: Hideaki Anno, Masayuki, Kazuya Tsurumaki
Genere: Animazione - Produzione: Giappone - Durata: 101'

Sceneggiatura: Hideaki Anno, Akio Satsukawa

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Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.

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