Divino Amor di Gabriel Mascaro - la recensione di FilmTv

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Recensione pubblicata su FilmTv 28/2021

Divino Amor


Regia di Gabriel Mascaro

2027. Cadavere di donna in mare. Flashback, e voce narrante. Joana (Dira Paes), impiegata pubblica e fervente evangelista, vuole un paese ancor più teocratico e “mariano”. E dal marito (fioraio dei morti) un figlio che non può darle. A forza di invocare dio, dio l’esaudirà, mettendola nei guai: questa “Amélie” è blasfema. Quando BLM e #MeToo avranno compiuto la loro doverosa “affirmative action”, cadranno molti adorati cineasti “teste di serie”. Potrebbe essere il caso di Gabriel Mascaro, all’opera terza dopo una serie di doc e corti pluripremiati perché, direbbe il filosofo György Lukács, «sa costruire ambienti». Qui mixa lo humour gelido (la chiesa drive-in!), il misticismo colto di De Oliveira (Benilde o la vergine madre), il synth minimalista da horror, la pornochanchada e il gospel rave al neon del videoartista à la page, per fare una sovrimpressione, deprimente, tra Jair Messias (sic!) Bolsonaro e Wilhelm Reich, il teorico della rivoluzione sessuale. In un futuro prossimo distopico, probabilmente non solo brasiliano, i corpi saranno l’antitesi del Potere, tramite riti tantrici e scambismi vari. Ma verranno riconsegnati purificati alla repressione della famiglia “naturale”, di “papà e mamma”: aborti, divorzi e gay neanche a parlarne, secondo un disegno autoritario post puritano che, cancellato il carnevale, sacralizzerà la “Festa dell’Amore supremo” (per la proprietà privata). Numi tutelari Berlusconi e Trump. Il grottesco estetizza la politica invece di politicizzare l’arte, sfiorando l’apologia dell’esistente, perfino nel quasi happy end postumano. «I culti evangelici sono piuttosto seducenti», ci conferma il regista.

Divino Amor (2019)
Titolo originale: Divino Amor
Regia: Gabriel Mascaro
Genere: Drammatico/Sci-fi - Produzione: Brasile/Uruguay/Danimarca/Norvegia/Cile/Svezia - Durata: 101'
Cast: Dira Paes, Julio Machado, Teca Pereira, Antonio Pastich, Rubens Santos, Clayton Mariano, Luciano Mallmann, Suzy Lopes, Thardelly Lima, Tony Silva, Gabriel Mascaro, Emílio de Mello, Mariana Nunes, Thalita Carauta, Flávio Luiz dos Santos, Marcela Correia,
Sceneggiatura: Gabriel Mascaro, E. Bezerra, R.D. Ellis, L. Paraizo

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Roberto Silvestri

Al cinema sono transgender (da Lloyd Kaufman a Straub-Huillet passando per Claudia Weil e Jerry Lewis). Primo film visto Scaramouche, primo film perso I cavalieri della tavola rotonda. Tessera Filmstudio dal 1968. Cofondatore del Politecnico cinema nel 1974.  Critico del manifesto dal 1977 al 2012. Nato a Lecce. Studi con Garroni, Brandi, Abruzzese. Registi preferiti Bunuel e Rocha (sia Paulo che Glauber), Aldrich e Siegel. De Antonio e Grifi. Diop Mambety e Ghatak. Dorothy Arzner e Stephanie Rothman (nata a Paterson come Lou Costello), Fassbinder e Aki Kaurismaki, Russ Meyer e… Rivista di cinema preferita Velvet Light Trap/Camera Obscura. E oggi Trafic. Consigli ai giovani appassionati di cinema? Partire dai formalisti russi.

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