Earwig e la strega di Goro Miyazaki - la recensione di FilmTv

La citazione

«What happened to Gary Cooper? The strong, silent type. That was an American. He wasn’t in touch with his feelings. He just did what he had to do. (David Chase - The Sopranos)»

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Recensione pubblicata su FilmTv 29/2021

Earwig e la strega


Regia di Goro Miyazaki

Una bambina viene lasciata in un orfanotrofio, che presto impara a dominare grazie al proprio carisma. Ha due ciocche di capelli che spara in alto con gli elastici come fossero corna, ma quando una donna misteriosa accompagnata da un signore altissimo sceglie di prenderla in adozione per la ragazzina è l’inizio di una nuova sfida. La donna è infatti una strega accompagnata da un demone e la ragazzina accetta di lavorare per lei in cambio di lezioni di magia, che però la donna è restia a impartirle... In tutto questo non può mancare un famiglio dalla forma felina. Fatta eccezione per l’originale elemento rappresentato dal passato rock della strega, del demone e della misteriosa donna che ha lasciato la bambina in orfanotrofio, tutto il resto si dipana come un bigino dei film dello Studio Ghibli, ma realizzato in un digitale discutibile, dove le figure umane scimmiottano l’animazione morbida di Miyazaki. Anche peggio gli sfondi, spesso del tutto inerti come in una produzione tv o web per bambini. Sembra quasi uno dei tanti mockbuster (le imitazioni a basso costo) animati in digitale che i film d’animazione generano in rete, invece è un prodotto originale dello Studio Ghibli, che cannibalizza se stesso e il proprio ricco e glorioso immaginario. Una sorta di parricidio artistico, questo di Gorô Miyazaki, che si appoggia a un romanzo di Diana Wynne Jones (già adattata dal padre in Il castello errante di Howl) per una serie di scene quasi tutte in interno, senza slanci immaginifici e con un perenne senso di sfregio e di déjà-vu. È il crollo di un mito, una visione straziante per ogni fan dello Studio Ghibli.

Earwig e la strega (2020)
Titolo originale: Âya to majo
Regia: Goro Miyazaki
Genere: Animazione - Produzione: Giappone - Durata: 82'

Sceneggiatura: Keiko Niwa, Emi Gunji

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Andrea Fornasiero

Andrea Fornasiero (Mortara, 8 maggio 1976), dottorato in Culture della Comunicazione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, è stato autore televisivo per due trasmissioni di Rai4, Wonderland e Mainstream. Collabora con il settimanale “Film Tv” dal 2006. Collabora inoltre con il distributore cinematografico Officine Ubu nel settore Acquisitions. È autore di Terrence Malick. Cinema della classicità e della modernità (Le Mani, 2008) e ha partecipato a vari volumi collettanei e convegni sul cinema. Scrive o ha scritto per “Fumo di China”, “Chili Blog”, “The Cinema Show”, “Nocturno”, “Rumore”, “Lo Spazio Bianco”, “Filmidee”, “Andersen”, “Movieplayer”, “Rumori fuori scena”, “Otto e mezzo”, inoltre ha curato la rubrica CoseSerie, dedicata al mondo della serialità, per FilmTv.it. Ha collaborato a due edizioni del Roma Fiction Fest ed è stato autore e conduttore delle emissioni italiane delle cerimonie di premiazione degli Emmy Awards 2014 e 2015.

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