They Talk di Giorgio Bruno - la recensione di FilmTv

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Roberto Silvestri dice che La nera di..., è il film da salvare oggi in TV.
Su Rai3 alle ore 01:15.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«Alice Harford: I do love you and you know there is something very important we need to do as soon as possible. - Dr. Bill Harford: What's that? - Alice Harford: Fuck.»

scelta da
Fabrizio Tassi

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Recensione pubblicata su FilmTv 30/2021

They Talk


Regia di Giorgio Bruno

Loro parlano. Loro chi? I morti, ovvio, anime tormentate e senza pace che sussurrano a pochi sfortunati in grado di percepirli, restando impressi in registrazioni su nastro o digitali. Dicesi metafonia o fenomeni EVP. Quel rumore bianco tormenta un tecnico del suono (Tufvesson, azzeccato) impegnato nella lavorazione di uno scalcagnato doc su una suora torturata e uccisa in passato. Ma, a sua volta, anche lui ha un passato fosco in un sinistro orfanotrofio, dal quale riemerge una sua compagnuccia, ora adulta (Rocio Munoz versione white trash, irriconoscibile) e quasi impazzita dopo la morte del marito, che vorrebbe ricontattare tramite le doti del protagonista. A completare il quadro le morti misteriose di prammatica, un ambiguo esperto di EVP (Hal Yamanouchi, storico caratterista giapponese di Cinecittà) e, ovviamente, l’orrore, che non è dove ce lo aspetteremmo… Non è nella trama, fin troppo tortuosa e non sempre chiara, che They Talk trova motivi di interesse, collocandosi in scia di certo horror di oggi, soprattutto ispanico e post Del Toro. Piuttosto, i punti di forza vanno cercati nella buona mano del regista che rivela gusto nel costruire immagini (e sonorità) inquietanti, nel giocare con i set (un plauso particolare: la Sila come fosse la profonda provincia americana), nel citare i nomi giusti (da Fulci a Carpenter). Qualche brividino ci scappa, anche se il colpetto di scena finale rischia di aggiungere confusione a confusione. Però, Giorgio Bruno è uno di quegli italiani che funzionano bene all’estero nel fare il genere (subito prima di questo, un action con Dolph Lundgren) e ai quali la nostra industria dovrebbe badare di più. 

They Talk (2021)
Titolo originale: -
Regia: Giorgio Bruno
Genere: Horror - Produzione: Italia - Durata: 90'
Cast: Jonathan Tufvesson, Hal Yamanouchi, Rocio Munoz, Margaux Billard, Sydney White
Sceneggiatura: Vinicio Canton, Stefano Ceccarelli, Nikolay Moss

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Rocco Moccagatta

Studiava giurisprudenza, ma andava più spesso al cinema di quanto avrebbe dovuto. D'altronde il padre l'ha portato per anni al cinema ogni sabato. Di cosa potrebbe dunque lamentarsi? Dopo l'università, fa la cosa giusta e comincia a occuparsi davvero di film, persino professionalmente. Oggi lo insegna pure, il cinema, in IULM e in altre università del regno, soprattutto il cinema classico e il cinema dei generi popolari, la sua passione da sempre. Per campare guarda anche molta televisione, visto che lavora come scenarista e analista dei media presso la factory di media research Neopsis (non si pronuncia Neopsais, eh...). Ha scritto e scrive da tante parti, da Duel/Duellanti a Marla, da Ottoemezzo a L'officiel Homme. Nel tempo, ha scoperto che gli piace molto il cinema italiano di ieri e di oggi e che si può non vergognarsene. Il riconoscimento più prezioso è stato essere ribattezzato "Giancarlo Cianfrusaglie" da Maccio Capatonda.

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