Agente speciale 117 al servizio della repubblica: Missione Rio di Michel Hazanavicius - la recensione di FilmTv

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Pier Maria Bocchi dice che Film d'amore e d'anarchia, ovvero stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza... è il film da salvare oggi in TV.
Su Cine34 alle ore 10:50.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«You Cannot Be Serious! (John McEnroe)»

scelta da
Rinaldo Censi

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Recensione pubblicata su FilmTv 30/2021

Agente speciale 117 al servizio della repubblica: Missione Rio


Regia di Michel Hazanavicius

Cosa ci fa un signore vestito da Robin Hood a una festa in cui tutti sono “mascherati” da nazisti? Va a caccia di ex nazisti che, in Brasile, vogliono fondare il Quinto Reich, e in particolare di Von Zimmel, che a sua volta va a caccia di un microfilm con i conti svizzeri in cui è depositato un tesoro, nascosto sotto la pelle di “Robin Hood”. Che è Hubert Bonisseur de la Bath, in arte OSS 117. Più maldestro e ignorante che mai: se nel 1955, al Cairo, manifestava il più stolido razzismo europeo e una clamorosa insensibilità storica, nel secondo film della serie diretta da Hazanavicius e interpretata da Dujardin si esibisce in un fuoco di fila di battute antisemite (con gli agenti del Mossad con i quali collabora) e machiste (soprattutto con Dolores, luogotenente dell’esercito israeliano, agente segreto di pari grado, che naturalmente lui scambia per la sua segretaria), mentre serpeggiano sempre più marcati cenni alle sue tendenze omosessuali. Quanto alla Storia, basti citare una sua frase a proposito di una comunità hippy: «Il Sessantotto non è certo l’anno della gioventù!». Siamo nel 1967. Il mondo è pop all’ennesima potenza e in Missione Rio il pop dilaga: split screen disseminati ironicamente lungo tutta la narrazione, abiti optical e floreali, bossa nova, La ragazza di Ipanema e un paio di hit di Dean Martin (che fu Matt Helm), citato nella prima scena, quando Hubert in dolcevita e tenuta doposci balla con tante ragazze cinesi in miniabiti laminati. È molto divertente, spesso feroce (il monologo di Shylock adattato a un nazista), a tratti irresistibile (l’inseguimento tra i due infortunati in ospedale).

Agente speciale 117 al servizio della repubblica: Missione Rio (2009)
Titolo originale: OSS 117: Rio ne répond plus
Regia: Michel Hazanavicius
Genere: Commedia/Spionaggio - Produzione: Francia - Durata: 101'
Cast: Jean Dujardin, Louise Monot, Rüdiger Vogler, Alex Lutz, Reem Kherici, Pierre Bellemare, Ken Samuels, Serge Hazanavicius, Laurent Capelluto, Cirillo Luna
Sceneggiatura: Michel Hazanavicius, Jean-François Halin

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Emanuela Martini

Capelli rossi, lettrice forte, brutto carattere (dicono). La prima volta mi hanno portata al cinema che avevo tre anni. Ci stavo dalle 2 alle 8, orario continuato. Praticamente, non ne sono più uscita: adesso ci sto anche dalle 8 alle 20, e a volte pesa. Ma la passione resta e non mi annoio (quasi mai). Onnivora: mi piace tutto (quando mi piace). Autori di culto: Michael Powell e Robert Altman. Serie: Twin Peaks e I Soprano forever. Rimpiango il cinema americano anni ’70 e il metabolismo dei trent’anni. Vivo in un disordine "escheriano", tra libri, oggetti, dvd, foto, abiti e scarpe, con Lucrezia, gatta petulante di 19 anni. Credo allo Stregatto (quello di Alice): qui in giro aleggia il sorriso di Blimp, Sibella e Oreste.

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