Il ballo dei 41 di David Pablos - la recensione di FilmTv

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Simone Emiliani dice che Qualcosa è cambiato è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 21:10.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«Ognuno prende i limiti del suo campo visivo per i confini del mondo. (Arthur Schopenhauer)»

scelta da
Simone Arcagni

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Recensione pubblicata su FilmTv 31/2021

Il ballo dei 41


Regia di David Pablos

Se le parole, come direbbe Moretti, sono importanti, i numeri non lo sono meno. Così 41, e non 42, cambia la storia di Ignacio, che tempo prima aveva sposato la figlia del presidente messicano, con lo scopo anche di diventare governatore dello stato del Messico, pur essendo omosessuale e affiliato segretamente a una specie di club, nel quale si riunivano nobili e borghesi gay, tra cene, discussioni e ovviamente orge. Amada, la moglie di Ignacio, stanca di non avere soddisfazione sessuale dal marito (voleva un figlio, ma le era negato), scopre la natura del consorte, avvisando il padre presidente che lo fa pedinare. La notte prima di fuggire con l’amante Evaristo (“Eva” negli scambi epistolari, per confondere le acque), una irruzione dei gendarmi al grande ballo annuale porta i 42 presenti a essere arrestati, diventati subito per volontà del presidente 41, in modo da evitare lo scandalo in famiglia. Posti al ludibrio della piazza e al confino, tra gli altri Evaristo troverà morte prematura. Diretto da David Pablos da una storia realmente accaduta, Il ballo dei 41 è un mélo tragico, che scivola sul patinato e su una certa stanchezza narrativa, ma ha la forza di echeggiare un’epoca d’inganni (siamo a inizio Novecento) e una realtà vibrante, mostrando come la gerarchia conti e sia letale anche all’interno di una casta comunque nobile. L’orgia, il ballo e l’arresto dei “sovversivi” sessuali sono comunque di pregevole messa in scena, e il film si fa apprezzare per ricordare come ancora oggi machismo e omofobia siano un problema evidente a quelle latitudini.

Il ballo dei 41 (2021)
Titolo originale: El baile de los 41
Regia: David Pablos
Genere: Biografico/Storico - Produzione: Messico/Brasile - Durata: 99'
Cast: Alfonso Herrera, Emiliano Zurita, Mabel Cadena, Rodrigo Virago, Fernando Becerril, Fernanda Echevarría, Sergio Solís, Alvaro Guerrero, Roberto Duarte, Abraham Juárez, Carolina Politi, Paulina Álvarez Muñoz, Romanni Villacaña Castañeda, Carlos Oropeza Tap
Sceneggiatura: Monika Revilla

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