Summer of Soul di Questlove - la recensione di FilmTv

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La citazione

«Il banco di prova di un'intelligenza di prim'ordine è la capacità di tenere due idee opposte in mente nello stesso tempo e, insieme, di conservare la capacità di funzionare (Francis Scott Fitzgerald)»

scelta da
Emanuela Martini

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Recensione pubblicata su FilmTv 32/2021

Summer of Soul


Regia di Questlove

Estate 1969, quella di Woodstock. A qualche mese e qualche chilometro di distanza, al Mount Morris Park (oggi Marcus Garvey Park) di New York, 300 mila persone presenziavano all’Harlem Cultural Festival, evento musicale gratuito reso possibile da un bizzarro personaggio dai molti agganci, Tony Lawrence, capace di coinvolgere nell’iniziativa nomi come Stevie Wonder, Staple Singers, Sly and the Family Stone, Nina Simone, Gladys Knight & the Pips, Mahalia Jackson, B.B. King. Pesi massimi della musica nera di ogni tempo. Come è possibile che per 50 anni nessuno ne abbia parlato, al punto che solo ora i testimoni oculari dell’avvenimento possono affermare ironicamente di non esserselo sognato? Woodstock è diventata Woodstock perché Crosby, Stills, Nash e Young erano più popolari di Gladys Knight & the Pips? In parte sì, ma la differenza fondamentale, anche in quei giorni di pace, amore e musica in cui si parlava di rivoluzione, è che a Woodstock erano presenti in massima parte giovani caucasici, mentre all’Harlem Cultural Festival per vederne uno occorre aspettare il batterista di Sly Stone, e in generale nelle immagini assemblate da Ahmir “Questlove” Thompson non se ne contano più di dieci. Trattandosi di un evento all black, le reti televisive non manifestarono alcun interesse nel trasmetterlo. E così le registrazioni finirono in un cassetto, per rimanerci mezzo secolo. Questlove, oggi regista e ieri straordinario batterista dei Roots, ragiona proprio sul potere della rimozione, della capacità di nascondere e quindi mistificare o negare, che talora perdura anche nell’era dello svelamento coatto e di Wikipedia. Al di là del significato musicale, è difficile sorvolare su un raduno di centinaia di migliaia di afroamericani, avvenuto nel clima di massima tensione seguito agli assassinii di King e Malcolm X. Tanto che maliziosamente molti pensano - e lo ribadiscono qui - che l’evento rappresentò una situazione ideale per le forze dell’ordine e per l’amministrazione della città di New York su cui canalizzare le energie negative degli scontenti. Attraverso il montaggio di interviste e materiale di repertorio, Questlove costruisce minisequenze in cui esplicitare i riferimenti al contesto dell’epoca senza interrompere il ritmo di una narrazione da doc musicale, guidata dalle esibizioni degli artisti. A costo di essere didascalici, per ribadire quanto di tragico e di violentemente liberticida avvenne in quei giorni. E per mostrare quanto importasse agli abitanti di Harlem dell’allunaggio dell’Apollo 11. Summer of Soul celebra contemporaneamente cosa significhi essere black in senso unitario - quel che accomuna sensibilità differenti, l’oppressione subita per secoli in nome di un pregiudizio - e in senso partecipativo ed eterogeneo, visto quante innumerevoli “sfumature di nero” caratterizzano i personaggi coinvolti nell’Harlem Cultural Festival. Forse è trascorso troppo tempo perché quell’evento recuperi il posto che gli spetta nella storiografia musicale. Ma ora la rivoluzione (che non fu) può almeno passare in tv.

I 400 colpi

MC
9
AC
8
ES
8
RS
9
media
8.5
Summer of Soul (2021)
Titolo originale: Summer of Soul (...Or, When the Revolution Could Not Be Televised)
Regia: Questlove
Genere: Documentario/Musicale - Produzione: Usa - Durata: 118'

Montaggio: Joshua L. Pearson
Fotografia: Shawn Peters

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Emanuele Sacchi

Nato nella città delle due discoteche e 106 farmacie, presto smarrito nei meandri del rock e del cinematografo. È ingegnere informatico, benché si finga pensatore umanista. Giornalista pubblicista, critico cinematografico e musicale, collabora con FilmTv, MYmovies.itRumore, Filmidee, Asiaexpress ed è direttore della testata web Hong Kong Express (www.hkx.it). È autore di 50x35mm - Soundtrack Rumorose (Homework, 2016), con Stefano Locati di Il nuovo cinema di Hong Kong - Voci e sguardi oltre l'handover (Bietti, 2014) e con Francesca Monti di Richard Linklater - La deriva del sogno americano (Bietti, 2017). Film: Apocalypse Now (ma non Redux). Album: Forever Changes dei Love (anche per il titolo).

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