Sweet Girl di Brian Andrew Mendoza - la recensione di FilmTv

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Pier Maria Bocchi dice che Film d'amore e d'anarchia, ovvero stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza... è il film da salvare oggi in TV.
Su Cine34 alle ore 10:50.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«Scrivere è anche non parlare (Marguerite Duras)»

scelta da
Marianna Cappi

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Recensione pubblicata su FilmTv 34/2021

Sweet Girl


Regia di Brian Andrew Mendoza

 (Attenzione: spoiler!) Buone notizie per i fan di Jason Momoa. Qui, addirittura, piange, un po’ movimentando quella maschera di gesso imperturbabile sfoggiata da Il trono di spade ad Aquaman. Però ci sono anche cattive notizie: dopo neanche mezz’ora finisce accoppato, vittima di una cospirazione che ruota attorno a una potente compagnia farmaceutica, colpevole di aver ritirato dal mercato un farmaco salvavita, decretando la morte di molti pazienti, compresa l’amata moglie (da qui le lacrime). Però continuiamo a vederlo impegnato ad accoppare uno dopo l’altro i burattinai dell’intrigo grazie all’ormai scipito trucchetto di crederlo ancora vivo, quando in realtà è la figlioletta (Isabela Merced, dal mondo Nickelodeon), da lui addestrata e indurita, ma un po’ schizzata, a fare tutto. Insomma, che vi piaccia o meno questo Sweet Girl dipenderà molto da quanto farete finta di non capire il trucco di cui sopra, peraltro piuttosto evidente. Per il resto, ordinaria amministrazione, nelle botte e nei botti, e pure nel tratteggio dei personaggi, dai poliziotti che danno la caccia a Momoa e figlia ai villain, tra miliardari hi-tech e senatrici dalla doppia morale. Però, il revenge movie si addice - e molto - alla giovanissima Merced, soprattutto nell’ultima mezz’ora quando, svelato il twist, può diventare davvero protagonista, anche nell’azione. E il fatto che il lavoro di un marcantonio come Momoa lo possa fare, pure meglio, l’esile ma micidiale Isabela è una piccola lezione che si può portare a casa nel frequentatissimo agone dell’action movie medio Usa di oggi. Giusto con il sospetto malizioso di un ossequio all’aria dei tempi, post #MeToo e affini.

Sweet Girl (2021)
Titolo originale: Sweet Girl
Regia: Brian Andrew Mendoza
Genere: Thriller/Azione - Produzione: Usa - Durata: 96'
Cast: Jason Momoa, Isabela Merced, Manuel Garcia-Rulfo, Adria Arjona, Amy Brenneman, Milena Rivero, Justin Bartha, Raza Jaffrey, Lex Scott Davis, Michael Raymond-James, Dominic Fumusa, Nelson Franklin, Reggie Lee, Will Blagrove, Helen E. McNutt, Tom McNutt, Br
Sceneggiatura: Philip Eisner, Gregg Hurwitz, Will Staples

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Rocco Moccagatta

Studiava giurisprudenza, ma andava più spesso al cinema di quanto avrebbe dovuto. D'altronde il padre l'ha portato per anni al cinema ogni sabato. Di cosa potrebbe dunque lamentarsi? Dopo l'università, fa la cosa giusta e comincia a occuparsi davvero di film, persino professionalmente. Oggi lo insegna pure, il cinema, in IULM e in altre università del regno, soprattutto il cinema classico e il cinema dei generi popolari, la sua passione da sempre. Per campare guarda anche molta televisione, visto che lavora come scenarista e analista dei media presso la factory di media research Neopsis (non si pronuncia Neopsais, eh...). Ha scritto e scrive da tante parti, da Duel/Duellanti a Marla, da Ottoemezzo a L'officiel Homme. Nel tempo, ha scoperto che gli piace molto il cinema italiano di ieri e di oggi e che si può non vergognarsene. Il riconoscimento più prezioso è stato essere ribattezzato "Giancarlo Cianfrusaglie" da Maccio Capatonda.

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