Pray Away di Kristine Stolakis - la recensione di FilmTv

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La citazione

«Tutti i travestimenti del mondo non coprono la puzza di marcio. (Zatōichi)»

scelta da
Nicola Cupperi

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Recensione pubblicata su FilmTv 34/2021

Pray Away


Regia di Kristine Stolakis

«Da trans a Cristo». Per Jeffrey McCall (“googlatelo”, c’è da divertirsi; solo, auspichiamo che chi lo definisce «il visionario fondatore del movimento Freedom March» adoperi l’aggettivo in senso letterale...) la “terapia riparativa” ha funzionato - pare - alla grande: dopo aver vissuto da persona transgender parte della sua esistenza, è ora “libero” di andarsene in giro a importunare i passanti armato di cartelloni glitterati e piglio pericolosamente pacioso, condividendo le gioie della sua nuova vita da servitore devoto - e cisgender - di Dio. Su queste immagini (attuali) si apre il doc di Kristine Stolakis prodotto da Ryan Murphy e Blumhouse, discesa agli inferi nella mente perversa della destra ultracristiana d’America che affida i suoi figli alle “cure” di autoproclamatisi esperti chiamati a “emendarne” l’omosessualità. Si scrive “terapia riparativa”; si legge, ovviamente, “abuso”. Alle narrazioni dal registro inevitabilmente emotivo dei sopravvissuti, Pray Away allinea senza soluzione di continuità, finanche piattamente, le testimonianze di counselor redenti (da Yvette Cantu Schneider, industriosa esponente del Family Research Council, a John Paulk, “ex gay” sposato a una “ex lesbica” e, dunque, volto impeccabile dell’organizzazione Exodus, dal 1976 al 2012 dedita a traumatizzare giovani al grido di «change is possible»), costringendo i carnefici - qui, sì, la polarizzazione è sacrosanta - a un faccia a faccia con le vittime e, soprattutto, con se stessi. Un confronto nel quale trovano posto rabbia, dolore, consapevolezza, ma non sempre il perdono: per citare Murphy, non proprio un Hollywood ending. Forse, però, un «beginning».

Pray Away (2021)
Titolo originale: Pray Away
Regia: Kristine Stolakis
Genere: Documentario - Produzione: Usa - Durata: 101'

Musiche: Laura Karpman, Nora Kroll-Rosenbaum
Montaggio: Carla Gutierrez
Fotografia: Melissa Langer

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