Evangelion: 3.0+1.01 Thrice Upon a Time di Hideaki Anno, Mahiro Maeda, Kazuya Tsurumaki, Katsuichi Nakayama - la recensione di FilmTv

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La citazione

«Il cinema è come un uomo a cavallo che arriva in una cittadina del West, e noi non sappiamo niente di lui. (Jean-Claude Carrière)»

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Marianna Cappi

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Recensione pubblicata su FilmTv 35/2021

Evangelion: 3.0+1.01 Thrice Upon a Time


Regia di Hideaki Anno, Mahiro Maeda, Kazuya Tsurumaki, Katsuichi Nakayama

Shinji, il pilota dell’unità EVA-01, è caduto in uno stato catatonico, traumatizzato per aver quasi scatenato (di nuovo) la fine del mondo. Non solo: è stato manipolato senza scrupoli dal padre e ha assistito impotente al suicidio dell’angelo amico Kaworu. Agli altri personaggi della serie non va molto meglio: Asuka è intrappolata nel suo ruolo di pilota e la situazione non fa che peggiorare; Misato ha perso l’uomo della sua vita e ha un ruolo che le impedisce di vedere suo figlio; Rei sa di non essere altro che una copia, probabilmente condannata. Il mondo intero è poi avvolto in una sorta di bagliore rosso, tranne per poche oasi dove l’umanità sopravvive come può, anche tornando a un’esistenza rurale. È in una di queste che Shinji ritrova i vecchi compagni di scuola, cresciuti di 14 anni e con una concretezza che lentamente fa breccia nella sua depressione. Il ritorno alla vita è da sempre il tema che attraversa sottotraccia la saga di Evangelion e che ogni volta arriva a esplodere nel finale. Anche questa terza e definitiva versione non fa differenza, ma non cambia solo l’ordine e il nome dei fattori: c’è un elemento in più, la nuova pilota, Mari, personaggio introdotto su richiesta del produttore già nel secondo capitolo per motivi che l’autore Hideaki Anno ha sempre considerato commerciali. Solo in quest’ultimo episodio cinematografico Mari cessa di essere una spalla di gradevole aspetto (a lei come ad Asuka sono dedicate gratuite inquadrature “pelviche” per il solluchero dei fan più libidinosi) e assurge a qualcosa di molto più importante, tanto che nell’epilogo è suo il ruolo principale. Il passato di Mari rimane estremamente fumoso (forse per probabili prequel): sembra conoscere tutti, somiglia vagamente alla madre di Shinji e porta il nome più “evangelico” della serie. Al di là dei riferimenti cabalistici di un insolubile puzzle allegorico, dell’ambizione folle di un padre che vuole rifondare la specie umana solo per ritrovare la moglie morta e di sequenze di combattimento spettacolari e brutali, Evangelion è sempre stato una sorta di psicodramma autoanalitico di Hideaki Anno. Il “chief director” (ci sono altri tre registi al suo fianco per questi 155 minuti) ha superato la depressione quando è convolato a nozze con la mangaka Moyoco Anno nel 2002. Il ritorno alla realtà del suo introverso protagonista, soverchiato da un mondo a dir poco ostile e da un padre titanicamente ingombrante, passa così per una figura femminile al tempo stesso compagna e materna. In fondo è tutto qui, ancora una volta un topolino partorito da una montagna che affastella immagini incredibili, sbalorditive, pur con qualche caduta di gusto tecnica nel ricorso a una CGI nemmeno troppo elaborata. Eppure tanto dense sono le sequenze offerte dal film che si passa sopra persino a questi scivoloni e alle battaglie tra mecha e navi giganti realizzate con la fredda scorciatoia del cell shading. Evangelion non tradisce né il proprio spirito naïf, né le proprie debolezze commerciali, ma soprattutto tiene fede a un’energia visionaria senza pari.

Evangelion: 3.0+1.01 Thrice Upon a Time (2021)
Titolo originale: Shin Evangelion Gekijôban
Regia: Hideaki Anno, Mahiro Maeda, Kazuya Tsurumaki, Katsuichi Nakayama
Genere: Animazione - Produzione: Giappone - Durata: 155'

Sceneggiatura: Hideaki Anno
Musiche: Shiro Sagisu

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Andrea Fornasiero

Andrea Fornasiero (Mortara, 8 maggio 1976), dottorato in Culture della Comunicazione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, è stato autore televisivo per due trasmissioni di Rai4, Wonderland e Mainstream. Collabora con il settimanale “Film Tv” dal 2006. Collabora inoltre con il distributore cinematografico Officine Ubu nel settore Acquisitions. È autore di Terrence Malick. Cinema della classicità e della modernità (Le Mani, 2008) e ha partecipato a vari volumi collettanei e convegni sul cinema. Scrive o ha scritto per “Fumo di China”, “Chili Blog”, “The Cinema Show”, “Nocturno”, “Rumore”, “Lo Spazio Bianco”, “Filmidee”, “Andersen”, “Movieplayer”, “Rumori fuori scena”, “Otto e mezzo”, inoltre ha curato la rubrica CoseSerie, dedicata al mondo della serialità, per FilmTv.it. Ha collaborato a due edizioni del Roma Fiction Fest ed è stato autore e conduttore delle emissioni italiane delle cerimonie di premiazione degli Emmy Awards 2014 e 2015.

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