Il collezionista di carte - The Card Counter di Paul Schrader - la recensione di FilmTv

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La citazione

«Non è più possibile parlare d'arte escludendo la scienza e la tecnologia. Non è più possibile analizzare i fenomeni fisici escludendo le realtà metafisiche. (Gene Youngblood)»

scelta da
Simone Arcagni

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Recensione pubblicata su FilmTv 36/2021

Il collezionista di carte - The Card Counter


Regia di Paul Schrader

Sembra un miraggio di questi tempi: un film classico-moderno, alla Aldrich, con un eroe (dalle molte macchie e paure) a tutto tondo. Nelle serie tv o nei film Marvel il cattivo affronta il vero mostro e quest’ultimo vince e conquista anche la simpatia del pubblico. Qui invece il duello - narrazione lineare, racconto espressionista - ricompone un quadro etico profondo, impegnato, “gesuitico” (per un ex calvinista come Schrader è il massimo) che scandalizzerà la sensibilità media. Si chiama Guglielmo Tell, ma non è l’eroe della patria. Nel mezzo del cammin della sua vita ha deciso di modificare il proprio nome rispetto all’originale William Tellich. È un ex militare e torturatore statunitense di Abu Ghraib (Oscar Isaac) che ha pagato con svariati anni di prigione la sua (maleodorante) abnegazione criminale. Come definirla? Eccesso di legittima difesa nella guerra al terrorismo? Sadismo istituzionale? Oppure: obbedienza agli ordini superiori, come i gerarchi che incolparono Hitler di tutto? Certo non fu tutto genio di Rumsfeld, Guantanamo o Abu Ghraib, ma a pagare furono solo i soldatini. I crimini di 20 anni fa si ricordano: umiliazioni e tremende torture, foto e video abietti. Scontata la lunga pena, e perseguitato dai fantasmi del passato, Will vive modestamente girando i casinò d’America come in un film di Scorsese, tra cocktail e adrenalina, e deambulando in squallidi motel o alberghi di lusso per darci un’altra versione del mito Nomadland. Giocatore d’azzardo professionista, mister Tell vuole vincere, ma poco, non approfitta della sua superiorità in blackjack, roulette o poker per diventare ricco. Al tavolo, come fosse un calcolatore elettronico o uno scacchista russo, memorizza ogni mossa e intenzione “avversaria”, è un contatore di carte, come ci avverte il titolo del film (quello italiano è fuorviante). Ma resiste alla seducente proposta di una sua ingegnosa amica, “agente di talenti”, La Linda (l’afroamericana Tiffany Haddish), che vorrebbe introdurlo nel giro dei tornei sponsorizzati da scommettitori miliardari, come probabile superstar (e per far fuori un volgarissimo campione trumpiano). Se lui accetta e vince, o quasi vince, una buona percentuale dei guadagni andrà ai suoi occulti finanziatori. Resiste alla proposta, ma infine cede. Forse così punirà anche un “pesce grosso”, il suo istruttore in torture innovative (Willem Dafoe), che invece di languire in galera sfarfalleggia nelle conferenze super pagate. Lo aizza un giovane, altra vittima di quei misfatti, Cirk (Tye Sheridan). Will, che ha passato la prigionia a farsi pestare, provocando i compagni di cella più muscolosi, vuole solo espiare, con sfrenato masochismo, come in un thriller di Michael Mann con James Caan. E, tra i sensi di colpa che la sua coscienza non riesce a rimuovere, c’è anche quel sottile legame tra gioco d’azzardo e tortura. Affinità che si basa, come direbbe Landolfi, sulla divina (e blasfema) arte di leggere nell’anima del prigioniero o del compagno di tavolo. O dei personaggi di un regista o degli attori. L’arte di risolvere i problemi è ciò che accomuna chi sta davanti o dietro la cinepresa (o telecamera). Da anni aspettavamo una sfida all’Ok Corral così intensa, e nello stile di Schrader, così poco vistosa.

I 400 colpi

AA
8
PA
9
PMB
6
MC
10
AC
8
SE
8
IF
8
AF
9
RM
5
MM
8
EM
6
FM
5
RMO
9
GAN
8
LP
8
ES
8
GS
8
RS
10
media
7.8
Il collezionista di carte - The Card Counter (2021)
Titolo originale: The Card Counter
Regia: Paul Schrader
Genere: Drammatico - Produzione: Usa/Cina/Gb - Durata: 109'
Cast: Oscar Isaac, Tiffany Haddish, Tye Sheridan, Willem Dafoe, Ekaterina Baker, Joel Michaely, Amye Gousset, Billy Slaughter, Adrienne Lau, Marlon Hayes, Hassel Kromer, Alexander Babara, Britton Webb
Sceneggiatura: Paul Schrader

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Roberto Silvestri

Al cinema sono transgender (da Lloyd Kaufman a Straub-Huillet passando per Claudia Weil e Jerry Lewis). Primo film visto Scaramouche, primo film perso I cavalieri della tavola rotonda. Tessera Filmstudio dal 1968. Cofondatore del Politecnico cinema nel 1974.  Critico del manifesto dal 1977 al 2012. Nato a Lecce. Studi con Garroni, Brandi, Abruzzese. Registi preferiti Bunuel e Rocha (sia Paulo che Glauber), Aldrich e Siegel. De Antonio e Grifi. Diop Mambety e Ghatak. Dorothy Arzner e Stephanie Rothman (nata a Paterson come Lou Costello), Fassbinder e Aki Kaurismaki, Russ Meyer e… Rivista di cinema preferita Velvet Light Trap/Camera Obscura. E oggi Trafic. Consigli ai giovani appassionati di cinema? Partire dai formalisti russi.

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