Malignant di James Wan - la recensione di FilmTv

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Pier Maria Bocchi dice che Film d'amore e d'anarchia, ovvero stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza... è il film da salvare oggi in TV.
Su Cine34 alle ore 10:50.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«Certainly it constitutes bad news when the people who agree with you are buggier than batshit.»

scelta da
Lorenza Negri

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Recensione pubblicata su FilmTv 36/2021

Malignant


Regia di James Wan

Tutto è duplice (anzi, double-face) in Malignant, a cominciare dal film medesimo. Che inizia nello stile del James Wan di The Conjuring o, meglio, di Insidious: l’avita magione sinistra, sentore di presenze oscure e di possessione, una protagonista che vede compiersi orribili delitti come se fosse lì con le vittime, un marito violento e insensibile. Poi, però, strada facendo, cambia identità, riacciuffando quel prologo sul quale si è aperto, con la genesi di un potenziale babau soprannaturale di nome Gabriel, che torna a tormentare la sfortunata Madison/Emily (due nomi…), da bambina paziente di un ospedale psichiatrico, dove ne era (forse) l’amico immaginario, ma ora - ceffo sfigurato, corpo contorto, palandrana di pelle - è un po’ Freddy Krueger un po’ Jigsaw. Dandogli la caccia, Malignant diventa tante cose, in modo spesso spericolato, ma sempre piuttosto godibile, inclusa un’apoteosi action demente che pare quasi una versione gore dei cinecomix pure frequentati da Wan. Uno che, non dimentichiamolo, partito reuccio horror tra splatter pack e torture porn (Saw), s’è trovato poi in prima linea nei supereroi DC/Warner (Aquaman) e garante di un horror blockbuster in serie (il Conjuringverse) che ormai persino i critici brontoloni si fanno piacere nella sua maniera annacquata. Insomma, anche lui doppio, quasi schizofrenico, come il suo film, più che mai costruito sul rimpianto dell’horror di ieri, evocato nei coloracci accesi à la Bava/Argento e in certi retrogusti (Fury? Scanners?). Fino a un finale, tra identità dominanti e parassite, che si potrebbe pure leggere come un interrogarsi di Wan sul proprio posto nell’industria hollywoodiana oggi.

I 400 colpi

SE
8
IF
7
FM
6
RMO
7
GS
6
media
6.8
Malignant (2021)
Titolo originale: Malignant
Regia: James Wan
Genere: Horror - Produzione: Usa - Durata: 110'
Cast: Annabelle Wallis, Maddie Hasson, George Young, Michole Briana White, Jacqueline McKenzie
Sceneggiatura: Akela Cooper, James Wan, Ingrid Bisu

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Rocco Moccagatta

Studiava giurisprudenza, ma andava più spesso al cinema di quanto avrebbe dovuto. D'altronde il padre l'ha portato per anni al cinema ogni sabato. Di cosa potrebbe dunque lamentarsi? Dopo l'università, fa la cosa giusta e comincia a occuparsi davvero di film, persino professionalmente. Oggi lo insegna pure, il cinema, in IULM e in altre università del regno, soprattutto il cinema classico e il cinema dei generi popolari, la sua passione da sempre. Per campare guarda anche molta televisione, visto che lavora come scenarista e analista dei media presso la factory di media research Neopsis (non si pronuncia Neopsais, eh...). Ha scritto e scrive da tante parti, da Duel/Duellanti a Marla, da Ottoemezzo a L'officiel Homme. Nel tempo, ha scoperto che gli piace molto il cinema italiano di ieri e di oggi e che si può non vergognarsene. Il riconoscimento più prezioso è stato essere ribattezzato "Giancarlo Cianfrusaglie" da Maccio Capatonda.

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