Oasis Knebworth 1996 di Jake Scott - la recensione di FilmTv

La citazione

«You Cannot Be Serious! (John McEnroe)»

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Rinaldo Censi

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Recensione pubblicata su FilmTv 39/2021

Oasis Knebworth 1996


Regia di Jake Scott

«Eri lì per ascoltare quelle parole e non per postarle su Twitter». In una frase del doc, riferita ai testi dei fratelli Gallagher, tutta la nostalgia di un’epoca in cui assistere a un evento live significava abbandonarsi all’estasi del momento, senza distrazioni, selfie ed esibizionismi. Sulla vita pre internet Scott insiste con puntiglio neo luddista, servendosi di attori per mettere in scena i racconti di chi impazzì al telefono per assicurarsi un biglietto. Knebworth, 250 mila spettatori in due serate, rappresentò l’apice degli Oasis, nel pieno del loro splendore, e dell’incompiuto “rinascimento britannico” di metà anni 90, declinato in politica (Blair), musica (Britpop) e calcio (Euro ’96). Oggi che ne restano le ceneri e c’è la Brexit, risentire Live Forever è ancora più malinconico. Ma ne vale la pena.

Oasis Knebworth 1996 (2021)
Titolo originale: Oasis Knebworth 1996
Regia: Jake Scott
Genere: Documentario - Produzione: Gb - Durata: 110'

Montaggio: Struan Clay
Fotografia: Murren Tullett

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Emanuele Sacchi

Nato nella città delle due discoteche e 106 farmacie, presto smarrito nei meandri del rock e del cinematografo. È ingegnere informatico, benché si finga pensatore umanista. Giornalista pubblicista, critico cinematografico e musicale, collabora con FilmTv, MYmovies.itRumore, Filmidee, Asiaexpress ed è direttore della testata web Hong Kong Express (www.hkx.it). È autore di 50x35mm - Soundtrack Rumorose (Homework, 2016), con Stefano Locati di Il nuovo cinema di Hong Kong - Voci e sguardi oltre l'handover (Bietti, 2014) e con Francesca Monti di Richard Linklater - La deriva del sogno americano (Bietti, 2017). Film: Apocalypse Now (ma non Redux). Album: Forever Changes dei Love (anche per il titolo).

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