No Time to Die di Cary Joji Fukunaga - la recensione di FilmTv

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«Tutti i luoghi che ho visto, che ho visitato ora so ne sono certo: non ci sono mai stato. (Giorgio Caproni - Esperienza)»

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Pedro Armocida

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Recensione pubblicata su FilmTv 40/2021

No Time to Die


Regia di Cary Joji Fukunaga

Venticinquesima missione di James Bond e ultimo film con Daniel Craig nei panni di 007: per l’occasione i produttori orchestrano una sorta di gran finale, che consenta di passare poi a un altro/altra interprete. In realtà, forse non ce n’era bisogno: se da un lato gli attori si sono sempre avvicendati con estrema naturalezza, dall’altro il film definitivo su Bond (non solo quello di Craig, ma in generale dell’agente segreto come figura mitica del Novecento) esiste già, dal 2012, ed è Skyfall, amarissimo compendio della fine di un’epoca geopolitica, comunicativa e immaginaria. Il successivo Spectre (ancora di Sam Mendes, ma meno bello) prendeva inevitabilmente le mosse dal precedente, continuando a scavare nel passato di Bond, dei suoi antagonisti e alleati. Lo stesso accade in No Time to Die, che parte direttamente dalla storia d’amore di James e Madeleine (la psicologa interpretata da Léa Seydoux in Spectre), per poi trascinarli attraverso mezzo mondo alla salvezza dell’umanità minacciata da una nuova, terribile arma genetica in possesso di un cattivo sfigurato e logorroico (Rami Malek, che è bravo ma chiacchiera davvero troppo). Aperto dalla classica sequenza pre titoli, formidabile (un agguato e successivo inseguimento tra la Aston Martin di Bond e altre auto e moto, a Matera), No Time to Die procede poi per scene ed eventi paralleli, che talvolta si fa fatica a collegare. Sarà perché nell’era liquida il male è talmente espanso e volatile che è difficile identificare i veri responsabili (compresi vari governi e la SPECTRE), o per l’ostinato tentativo di riallacciare i fili del complotto con la storia privata dei protagonisti, ma questo finisce per essere uno dei Bond più incasinati di sempre. E forse la ragione è più semplice: il film ha avuto una gestazione complicata, passando di mano tra registi (Villeneuve, McGuigan, Wright, Boyle, infine Cary Joji Fukunaga) e, soprattutto, sceneggiatori (prima Neal Purvis e Robert Wade, che firmano, poi John Hodge, infine lo stesso Fukunaga, con riscrittura finale di Phoebe Waller-Bridge). Come se fosse rimasto qualcosa di tutti, con in più rimandi a molti altri Bond (la tomba di Vesper Lynd e We Have All the Time in the World di Louis Armstrong da Al servizio segreto di sua maestà, i ritratti degli M precedenti appesi nell’ufficio di Mallory, e molti altri). Agitato o mescolato, la miscela non è perfettamente amalgamata. Ridondante (la sequenza pre titoli è preceduta a sua volta da una pre sequenza, il secondo inseguimento in auto è fiacco e sembra messo lì giusto per allungare), un po’ confuso, deve molto alla bravura degli interpreti: Craig, ma anche Fiennes-Whishaw-Harris (M-Q-Moneypenny) e due Bond girl che non fanno rimpiangere i vecchi tempi, Lashana Lynch, la nuova, solida 007 dell’MI6, che per Bond è una bella sfida, e Ana de Armas, svagata agente CIA alle prime armi che si rivela in realtà un’agilissima combattente. Alcune scenografie molto belle (il laboratorio sotterraneo, il Giardino dei veleni), tocchi di humour, sequenze acrobatiche all’altezza. Divertente ma pleonastico. 

I 400 colpi

AA
5
PA
6
PMB
7
AC
7
SE
8
IF
6
AF
8
MG
7
FM
6
RMO
6
GAN
6
ES
4
GS
6
FT
4
media
6.1
No Time to Die (2021)
Titolo originale: No Time to Die
Regia: Cary Joji Fukunaga
Genere: Spionaggio - Produzione: Gb/Usa - Durata: 163'
Cast: Daniel Craig, Rami Malek, Léa Seydoux, Lashana Lynch, Ralph Fiennes, Ben Whishaw
Sceneggiatura: N. Purvis, R. Wade, C.J. Fukunaga, P. Waller-Bridge

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Capelli rossi, lettrice forte, brutto carattere (dicono). La prima volta mi hanno portata al cinema che avevo tre anni. Ci stavo dalle 2 alle 8, orario continuato. Praticamente, non ne sono più uscita: adesso ci sto anche dalle 8 alle 20, e a volte pesa. Ma la passione resta e non mi annoio (quasi mai). Onnivora: mi piace tutto (quando mi piace). Autori di culto: Michael Powell e Robert Altman. Serie: Twin Peaks e I Soprano forever. Rimpiango il cinema americano anni ’70 e il metabolismo dei trent’anni. Vivo in un disordine "escheriano", tra libri, oggetti, dvd, foto, abiti e scarpe, con Lucrezia, gatta petulante di 19 anni. Credo allo Stregatto (quello di Alice): qui in giro aleggia il sorriso di Blimp, Sibella e Oreste.

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