Bentornato papà di Domenico Fortunato - la recensione di FilmTv

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Recensione pubblicata su FilmTv 40/2021

Bentornato papà


Regia di Domenico Fortunato

Quando in un film italiano persino Dino Abbrescia tira le cuoia, è davvero finita. Anzi, vederlo sul tavolo dell’obitorio, circonfuso di luce e con un crocifisso che gli pende sul capo come una spada di Damocle, fa impressione. Anche perché lo si immaginava spalla comica (e per un po’ ci prova) in questo melodrammone familiar-ospedaliero sulle piccole grandi cose importanti della vita che vede Franco (Fortunato, anche regista e co-sceneggiatore), imprenditore di Martina Franca, venir colpito da un ictus, all’indomani di un’importante nomina, e finire all’ospedale, appunto nel letto accanto a quello di Abbrescia. Che compare, con fasciatura-turbante e figlia devota al capezzale, giusto il tempo di fare a gara scherzosamente sul numero di punti di sutura che lui e Franco hanno in testa, e poi tanti saluti. Ma, va detto, tutto procede un po’ così, senza un vero perché che non sia un’elementare meccanica causa-effetto, con personaggi-santini privi di sfumature, funzioni prima che caratteri, senza mai che divampi, se non un conflitto, almeno una piccola ombra. Attorno a Franco, il fratello affezionatissimo (Colangeli, perché?), la moglie vestale (Finocchiaro, ormai perduta), il figlio potenzialmente ribelle, la figlia aspirante maestra. Più di loro, però, possono i trulli che fanno capolino spesso e volentieri, e pure i panzerotti, che almeno si capisce perché sono lì, tra invito al cineturismo e doveri di Apulia Film Commission, in un tripudio di panorami e scorci ripresi dai soliti droni. Fino a un finale sospeso che sembra Kore-eda dopo un’indigestione di taralli. Un film davvero incomprensibile, anche solo nella sua ratio produttiva. O forse no?

Bentornato papà (2021)
Titolo originale: -
Regia: Domenico Fortunato
Genere: Drammatico - Produzione: Italia - Durata: 93'
Cast: Domenico Fortunato, Donatella Finocchiaro, Riccardo Mandolini, Dino Abbrescia, Giorgio Colangeli
Sceneggiatura: C. Fragnelli, F. Schirru, L. Righi, M. Santeramo, D. Fortunato

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Rocco Moccagatta

Studiava giurisprudenza, ma andava più spesso al cinema di quanto avrebbe dovuto. D'altronde il padre l'ha portato per anni al cinema ogni sabato. Di cosa potrebbe dunque lamentarsi? Dopo l'università, fa la cosa giusta e comincia a occuparsi davvero di film, persino professionalmente. Oggi lo insegna pure, il cinema, in IULM e in altre università del regno, soprattutto il cinema classico e il cinema dei generi popolari, la sua passione da sempre. Per campare guarda anche molta televisione, visto che lavora come scenarista e analista dei media presso la factory di media research Neopsis (non si pronuncia Neopsais, eh...). Ha scritto e scrive da tante parti, da Duel/Duellanti a Marla, da Ottoemezzo a L'officiel Homme. Nel tempo, ha scoperto che gli piace molto il cinema italiano di ieri e di oggi e che si può non vergognarsene. Il riconoscimento più prezioso è stato essere ribattezzato "Giancarlo Cianfrusaglie" da Maccio Capatonda.

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