Our Defeats di Jean-Gabriel Périot - la recensione di FilmTv

La citazione

«We want our film to be beautiful, not realistic.»

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Recensione pubblicata su FilmTv 40/2021

Our Defeats


Regia di Jean-Gabriel Périot

Cos’è la politica? E il sindacato? Definire: «Anarchia, sinistra, comunismo». Cosa vuol dire «la rivoluzione non è un pranzo di gala?». Difficile rispondere, per tutti, a domande così astratte. Se interrogate poi i liceali, bisognerà fare i conti con l’astuzia imparata in aula: meglio ripetere quel che pensa il prof che scodellare i propri pensieri. In questo caso, però, chi fa le domande è il regista Jean-Gabriel Périot, e chi risponde sono gli studenti del liceo Romain Rolland, a Ivry-sur-Seine presso Parigi, coinvolti nella lavorazione del film Our Defeats, “le nostre sconfitte”, progetto pedagogico di un corso di cinema. Una decina di studenti fanno gli attori e i loro compagni i tecnici. Il risultato è affascinante, tanto da conquistare prestigiosi festival (da Berlino a San Sebastián). I ragazzi, alle prese con i testi romantici e libertari di Heine o nella ricostruzione di sequenze tratte da film e doc del Sessantotto, sembrano impressionanti reincarnazioni di Pierre Clémenti & Juliet Berto o degli operai Citroën d’epoca “gatto selvaggio”. Ma quando i ragazzi devono spiegare, incalzati dal regista, frasi di Mao, Godard e Chris Marker, che hanno così perfettamente recitato, l’imbarazzo regna, si annaspa, ci si scusa («siamo troppo giovani per saperlo») e si rischia l’involontaria provocazione («i sindacati? Sono, mi pare, i padroni delle fabbriche»). Così uno pensa che siano veri nella finzione e falsi nelle interviste “oggettive”. Una sensazione che il finale dell’opera capovolgerà. Quando i ragazzi si troveranno davvero a riflettere, dopo l’occupazione del liceo, sulla repressione dura dello stato. Il gap tra arte e vita svanisce. Ecco la splendida lezione di Storia, che riesuma sorprendentemente - siamo in una scuola pubblica - materiali di collettivi politici dimenticati (Medvedkin, “Iskra”...). Non ricordo film così contundenti sulla scuola. Solo Se... - ma è finzione - o le inchieste semi-fiction Rai anni 80 di Thomas Harlan e Maria Bosio. I teenager conoscono la miseria dell’ambiente studentesco ma depistano quando raccontano come stanno davvero le cose (attenti agli occhi più che alla bocca). Le interviste della prima parte sono toccanti (grande il lavoro dei fonici) solo quando si tratta di immaginare il futuro dark che aspetta e i compromessi che ingoierà la generazione Z. La Francia è comunque un’eccezione quanto al rapporto sulfureo cinema/studenti, vista la Palma d’oro 2008 a Cantet per La classe. E Zero in condotta è nel suo DNA. Forse perché durante le riprese (maggio-giugno 2018) stava sfiorando un’altra rivoluzione, lottando, anche nelle scuole, contro le riforme di Macron. Le immagini tv dei ribelli del vicino liceo di Mantes-la-Jolie, messi in ginocchio nel dicembre 2018 dalle truppe antisommossa in stile Pinochet, apriranno gli occhi perfino a chi crede che inguaribili violenti siano sempre e solo i provocati che reagiscono, mai i provocatori che aggrediscono. E il film termina proprio con i nostri ragazzi che si riappropriano senza remore delle parole “lotta”, “diritti”, “dignità”, “politica”. E capiscono cosa significa “vitalità delle sconfitte”. 

Our Defeats (2019)
Titolo originale: Nos défaites
Regia: Jean-Gabriel Périot
Genere: Documentario - Produzione: Francia - Durata: 88'

Musiche: David Georgelin
Montaggio: Jean-Gabriel Périot
Fotografia: Amine Berrada, Manon Fourneyron, Sophonie Ngokani Belkie

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Roberto Silvestri

Al cinema sono transgender (da Lloyd Kaufman a Straub-Huillet passando per Claudia Weil e Jerry Lewis). Primo film visto Scaramouche, primo film perso I cavalieri della tavola rotonda. Tessera Filmstudio dal 1968. Cofondatore del Politecnico cinema nel 1974.  Critico del manifesto dal 1977 al 2012. Nato a Lecce. Studi con Garroni, Brandi, Abruzzese. Registi preferiti Bunuel e Rocha (sia Paulo che Glauber), Aldrich e Siegel. De Antonio e Grifi. Diop Mambety e Ghatak. Dorothy Arzner e Stephanie Rothman (nata a Paterson come Lou Costello), Fassbinder e Aki Kaurismaki, Russ Meyer e… Rivista di cinema preferita Velvet Light Trap/Camera Obscura. E oggi Trafic. Consigli ai giovani appassionati di cinema? Partire dai formalisti russi.

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