Ariaferma di Leonardo Di Costanzo - la recensione di FilmTv

La citazione

«Noi siamo orfani della Rivoluzione. E spesso pensiamo che non c'è più una vittoria possibile, che il mondo è disincantato e alla fine ci rassegniamo. Il cinema, al contrario, ci dice, a suo modo, che ci sono vittorie possibili anche nel mondo peggiore.... Non bisogna disperarsi. È quel che il cinema ci racconta, io credo. Ed è per questo che dobbiamo amarlo. (Alain Badiou)»

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Mariuccia Ciotta

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Recensione pubblicata su FilmTv 41/2021

Ariaferma


Regia di Leonardo Di Costanzo

È facile dire quello che Ariaferma non è, elencare i tipici errori del cinema italiano in cui non incorre. Siamo in un carcere, ma la caratterizzazione dei personaggi - guardie e detenuti - si ferma sempre un attimo prima che intervenga lo stereotipo. Le facce e le voci sono credibili, i luoghi sono veri ed esplorati con l’occhio di un documentarista, di musica ce n’è poca e quasi sempre inaspettata (come Clapping Music di Steve Reich, una cosa che avrebbe potuto usare Buñuel). Ci sono due star, Toni Servillo e Silvio Orlando, ma Leonardo Di Costanzo ne smorza la gigioneria e il virtuosismo, ne asciuga la recitazione; e, specie nel primo caso, ottiene risultati straordinari, se non inediti. È altrettanto facile leggere Ariaferma in chiave autorialista, vederlo come una logica evoluzione di L’intervallo (a Venezia 2012 nella sezione Orizzonti, mentre Ariaferma era nel Fuori concorso 2021; alla terza volta glielo daranno, a Di Costanzo, ’sto benedetto Concorso?). Tutto si volge ancora una volta in uno spazio chiuso, che in questo caso è un carcere in via di dismissione dove sono rimasti solo una dozzina di detenuti in attesa di essere tradotti; un luogo dove anche i carcerieri sono carcerati, e dove il tempo, per un breve periodo, sembra essere sospeso, mandando all’aria le regole e avvicinando persone che dovrebbero stare ben lontane le une dalle altre - prima che, inevitabilmente, si ristabiliscano le regole. Ma che cosa racconta davvero Ariaferma (come deve essere stato difficile trovare il titolo, tra parentesi)? È una parabola simbolica nutrita di uno spirito umanitario, sincero e benintenzionato ma un po’ astratto e senza grande mordente, come era l’opera seconda del regista, L’intrusa (alla Quinzaine des réalisateurs di Cannes nel 2017)? O è qualcosa di più ambiguo e indefinibile come era L’intervallo? Certo, con co-sceneggiatori come Bruno Oliviero e Valia Santella il rischio del didascalismo, della battuta di troppo, è sempre dietro l’angolo; ma le minacce alla fine sono aggirate. Perché resta la domanda: qual è il vero motivo per cui il carismatico detenuto Carmine Lagioia (un pericoloso e spietato camorrista?) si avvicina all’ispettore di polizia penitenziaria Gaetano Gargiuolo? Lo provoca, lo sfida («non vuoi mangiare con noi? Pensi di essere diverso da noi? Sei in prigione anche tu»), ma pronuncia anche parole di civile gentilezza. E l’altro reagisce inorridito, legalitario: «Io e te non abbiamo nulla in comune». Perché il detenuto vuole cavare fuori l’umanità dal suo carceriere? Si è pentito? È la sua ennesima, consumata furbizia? O è un tentatore diabolico, un angelo della trasformazione come - ovviamente mutatis mutandis - il visitatore di Teorema? Questo ambiguo rapporto ovviamente rimane sospeso come quello tra i due adolescenti di L’intervallo, senza arrivare alla definizione illuminante. Ma fa capire che le cose sono sempre più complesse di quello che sembrano; e che comunque anche noi abbiamo sempre le nostre colpe.

I 400 colpi

AA
8
PA
8
PMB
8
FDM
8
SE
8
MG
8
RM
9
MM
8
EM
8
FM
8
RMO
8
GAN
8
LP
8
GS
8
media
8.1
Ariaferma (2021)
Titolo originale: -
Regia: Leonardo Di Costanzo
Genere: Drammatico - Produzione: Italia/Svizzera/Francia - Durata: 117'
Cast: Toni Servillo, Silvio Orlando, Fabrizio Ferracane, Salvatore Striano
Sceneggiatura: Leonardo Di Costanzo, Valia Santella, Bruno Oliviero

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Alberto Pezzotta

Alberto Pezzotta si è occupato di cinema italiano (Ridere civilmente. Il cinema di Luigi Zampa; Il western italiano; Regia Damiano Damiani; Mario Bava; la curatela, con Stefania Parigi, di Il lungo respiro di Brunello Rondi), di storia della critica (La critica cinematografica; la curatela, con Anna Gilardelli, di Alberto Moravia, Cinema italiano. Recensioni e interventi 1933-1990), di cinema orientale (Tutto il cinema di Hong Kong). Ha collaborato alla Storia del cinema mondiale di Gian Piero Brunetta e alla Storia del cinema italiano del CSC, oltre che a riviste come “Bianco e Nero”, "Imago", “8 1/2”. Scrive di cinema e musica su "Blow Up". Ha tradotto libri, tra gli altri, di Chinua Achebe, Eric Bogosian, Harry Crews, James Dickey, Barry Gifford, Jim Harrison, Hanif Kureishi, Lorrie Moore, Joyce Carol Oates, Hugues Pagan, Derek Raymond, Colm Tóibín.
Twitter: @APezzotta.

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