The Velvet Underground di Todd Haynes - la recensione di FilmTv

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La citazione

«sarà mica la maniera di lavorare… non si lavora così dai… ogni lavoro anche il più banale necessita di un minimo di regia»

scelta da
Andrea Bellavita

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Recensione pubblicata su FilmTv 41/2021

The Velvet Underground


Regia di Todd Haynes

Todd Haynes la sua musica la conosce bene. Velvet Goldmine era un saggio di “filologia musicologica paramnestica” (ossia ripercorreva con passione e acribia una vicenda che NON era accaduta per raccontare meglio il presente sotto gli occhi di tutti, passando per Orson Welles, uno che di storie infinite e falsi se ne intendeva). Con i Velvet Underground, la band più importante di sempre (ma occhio a dirlo troppo forte che v’impelagate in disquisizioni da tastiera infinite...), Haynes rivendica sostanzialmente l’appartenenza della band di Lou Reed patrocinata da Andy Warhol all’alveo della cultura gay newyorkese. Sembra poco, è tantissimo. La posizione occupata dai VU è tale che tutto quanto di creativo è accaduto nel “rock” passa per quei quattro dischi incisi dalla band. Haynes non si limita a rivendicare appropriazioni postume, ma inserisce se stesso e il suo sguardo (e di conseguenza tutt’una generazione invisibile e non ascoltata) nel percorso di una mitologia che da non binaria, com’era partita, è finita per rappresentare (involontariamente?) il “grande racconto bianco e eterosessuale” del r(u)ock. Il lavoro sugli archivi è appassionante, il sessismo estetico di Warhol è contestualizzato senza patemi reverenziali; Amy Taubin e Mary Woronov offrono aneddoti e racconti mai banali; Maureen Tucker (alla quale si risparmia l’onta del suo trumpismo) evoca con veleno l’odio dei VU nei confronti degli hippie; e John Cale si fa portare della memoria musicale dei Velvet. Lou Reed compare come revenant acustico in un’intervista d’epoca e procura un brivido profondo. E per fortuna i Velvet Underground risultano ancora “inascoltabili”. 

The Velvet Underground (2021)
Titolo originale: The Velvet Underground
Regia: Todd Haynes
Genere: Documentario - Produzione: Usa - Durata: 110'

Sceneggiatura: Todd Haynes
Montaggio: Affonso Gonçalves, Adam Kurnitz
Fotografia: Edward Lachman

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Giona A. Nazzaro

Delegato generale Settimana Internazionale della Critica di Venezia. Programmatore Visions du Réel di Nyon (Svizzera). Collaboratore Festival del Film di Locarno. Autore di libri e saggi. Dischi, libri, gatti, i piaceri. Il resto, in divenire.

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