Yara di Marco Tullio Giordana - la recensione di FilmTv

La citazione

«We want our film to be beautiful, not realistic.»

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Recensione pubblicata su FilmTv 43/2021

Yara


Regia di Marco Tullio Giordana

Riprendiamo da dove avevamo lasciato e andiamo a recuperare ciò che Alberto Pezzotta scrisse a proposito di Nome di donna: «Quello di Marco Tullio Giordana è un film televisivo. Confezione a parte, è l’approccio al soggetto a essere inequivocabilmente da piccolo schermo». Lo stesso può essere detto anche a riguardo della sua ultima regia, Yara, sull’omicidio della tredicenne Gambirasio, che va ad aggiungersi alla lista dei legal drama, una tendenza che si ripresenta con una certa ricorrenza nel suo cinema (Pasolini, un delitto italiano, Romanzo di una strage, il film per la tv Lea e il già citato lavoro del 2018). Pezzotta nel suo pezzo smussa sulla fattura, ma in questo caso è difficile sorvolare. L’impronta data da TaoDue Film (produttrice del progetto distribuito da Netflix), che, fatta eccezione per Checco Zalone (l’ultimo, quello di Tolo tolo - tra suoi titoli, il più cinematografico), ha una library composta principalmente da produzioni televisive, fa sì che Yara non si distingua da queste ultime: didattico, didascalico (anche se queste sono caratteristiche tipiche dello stile di Giordana e che il regista sa come dosare e far funzionare: si veda la chiarezza con cui riesce a “spiegare” l’indagine condotta attraverso il DNA), costruito su MacGuffin a buon prezzo. Ma, al di là di queste questioni, a creare più di un dubbio sulla liceità del progetto è l’esibita volontà di Giordana di usare un caso di cronaca non ancora metabolizzato per farne un film a tesi, una celebrazione un po’ troppo schematica della strenua volontà di resistenza delle donne (dal PM Letizia Ruggeri alla madre di Yara) a confronto con un mondo preventivamente ostile.

Yara (2021)
Titolo originale: -
Regia: Marco Tullio Giordana
Genere: Drammatico - Produzione: Italia - Durata: 90'
Cast: Chiara Bono, Roberto Zibetti, Isabella Ragonese, Mario Pirrello, Alessio Boni, Thomas Trabacchi, Lorenzo Acquaviva, Andrea Bruschi, Miro Landoni, Aiman Machhour, Sandra Toffolatti
Sceneggiatura: Graziano Diana

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Matteo Marelli

Nota biografica in forma di plagio (Io copio talmente tanto che neppure più me ne accorgo):
pensierino della sera:
«Il critico non fa il cinema, ci va. La sua grandezza – non il suo limite – è questa: teniamocela stretta»
buon proposito del mattino:
«Il critico se vuole uscire dalla marginalità deve inventarsi nuovi modi di scrivere, parlare, far passare il cinema, il pensiero che il cinema mette ancora in forma»

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