Freaks Out di Gabriele Mainetti - la recensione di FilmTv

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Alice Cucchetti

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Recensione pubblicata su FilmTv 43/2021

Freaks Out


Regia di Gabriele Mainetti

In qualche modo, la storia si ripete. C’è voluto tempo prima che si comprendesse che Sergio Leone non era solo quello che “copiava” Kurosawa o uccideva il western (come sostiene Wenders in Emotion Pictures). Chissà quanto tempo ci vorrà affinché si comprenda che Mainetti è l’ultimo discendente - in ordine cronologico - di un cinema italiano trasversale, d’autore, personale e schiettamente popolare, che ha avuto proprio in Leone prima e Dario Argento poi le sue formulazioni più alte. Un cinema ambizioso, profondamente italiano, che, in tempi recenti, solo Carlo S. Hintermann con Book of Vision ha portato avanti in forme altrettanto convincenti. Mainetti con Freaks Out rilancia tutte le potenzialità del suo esordio Lo chiamavano Jeeg Robot, che in qualche modo sembrava la mutazione ultima delle intuizioni di Tamburini e Liberatore rielaborate alla luce delle origin story della Marvel e del fantasma di Pasolini. Freaks Out allarga il suo raggio d’azione al momento fondativo del cinema italiano: la liberazione di Roma e dell’Italia dalla morsa del nazifascismo. Fra rastrellamenti ed esecuzioni sommarie, un gruppo di freak deve decidere se provare a fuggire o unirsi al circo nazista che notte dopo notte celebra la caduta degli dèi sotto un tendone dove nessuno è perplesso. Mainetti pensa in forme di cinema. E non si tratta di citazionismo! Sulla traccia della sceneggiatura di Guaglianone (che rielabora un lutto profondo dello scrittore), è come se il regista mettesse mano a un ipotetico “anno zero” del cinema italiano. La sua fiducia assolutistica nella capacità di affabulazione, di creare immagini e inventare mondi alternativi è commovente. Affidando a Franz Rogowski, l’attore più geniale attualmente in circolazione, il ruolo del villain dimostra una consapevolezza straordinaria delle possibilità di creare un racconto travolgente e complesso al tempo stesso. Mainetti avrebbe potuto giocare di rendita, e invece ha rilanciato con tutto quel che aveva, permettendoci così di sospettare, ancora una volta, che il Mainetti-cinema sia solo agli inizi. La sfida che Freaks Out porta non solo al cinema italiano, ma a tutto il sistema europeo, è profonda. Si tratta di ripensare categorie, modalità di produzioni e investimenti. Di rilanciare un cinema schiettamente italiano, in grado di pensarsi europeo dalle ambizioni internazionali. Non si tratta solo di misurare con il contagocce quanto dei Fantastici 4 e degli X-Men (o dei Nuovi mutanti) è finito nella sceneggiatura di Guaglianone, ma cosa un film simile offre concretamente come indicazioni industriali. Probabilmente Freaks Out è la formulazione più audace possibile di un cinema d’autore intimo, italiano ed europeo. L’indicazione più concreta di come il nostro sistema cinema possa dialogare con le generazioni cresciute dopo la fine del cinema, e non solo. In Mainetti, davvero, sembra di percepire l’ambizione di Pastrone, la passione di Leone, il delirio di Argento e l’eleganza di Bertolucci. Freaks Out è l’avanguardia di un cinema che ancora non esiste, ma che sogniamo e desideriamo con tutta la convinzione possibile. Il cinema ha bisogno di sognatori come Mainetti. 

I 400 colpi

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media
6.8
Freaks Out (2021)
Titolo originale: -
Regia: Gabriele Mainetti
Genere: Supereroico - Produzione: Italia/Belgio - Durata: 141'
Cast: Aurora Giovinazzo, Claudio Santamaria, Pietro Castellitto, Giancarlo Martini, Giorgio Tirabassi, Franz Rogowski
Sceneggiatura: Nicola Guaglianone, Gabriele Mainetti

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Giona A. Nazzaro

Delegato generale Settimana Internazionale della Critica di Venezia. Programmatore Visions du Réel di Nyon (Svizzera). Collaboratore Festival del Film di Locarno. Autore di libri e saggi. Dischi, libri, gatti, i piaceri. Il resto, in divenire.

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