Madres paralelas di Pedro Almodóvar - la recensione di FilmTv

La citazione

«Noi siamo orfani della Rivoluzione. E spesso pensiamo che non c'è più una vittoria possibile, che il mondo è disincantato e alla fine ci rassegniamo. Il cinema, al contrario, ci dice, a suo modo, che ci sono vittorie possibili anche nel mondo peggiore.... Non bisogna disperarsi. È quel che il cinema ci racconta, io credo. Ed è per questo che dobbiamo amarlo. (Alain Badiou)»

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Mariuccia Ciotta

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Recensione pubblicata su FilmTv 43/2021

Madres paralelas


Regia di Pedro Almodóvar

Negoziare con il proprio corpo, per Almodóvar, non è mai stato semplicemente un affare privato. Si è sempre trattato di un patteggiamento anche pubblico: per la nuova realtà politica (gli esordi, i film degli anni 80), attraverso l’Arte (che da vizio di forma cinefilo si è trasformata ben presto in vaglio sociale), attraverso il proprio ruolo nel mondo. Nel cinema di Almodóvar la persona, fatta di carne e di pensiero, di pelle e di fantasia, è una condizione storica. Cambiare, cambiarsi, e, nel più fortunato dei casi, migliorare, non significa soltanto prendere le misure di sé e riregistrarsi: significa fare i conti con il presente che vuol dire quindi fare i conti con il passato che implica naturalmente ipotecare il (proprio) futuro. L’io almodovariano non è mai stato un io singolo, bensì un io di gruppo e di idee comuni (la movida madrileña), di genere e di minoranza, di sguardo e di sentire collettivi. Anche oggi, che sembra che il cinema di Pedro Almodóvar sia al contrario più intimo, più introspettivo, più individuale: in Dolor y gloria, per esempio, il soggetto tornava a vivere ancora una volta grazie al cinema, che è patrimonio di tutti, e non uno sfogo autoassolutorio. Madres paralelas fa un passo ulteriore, e crede che il sé possa trovare compimento e soluzione unicamente in parallelo alla Storia. Chiarita, svelata, definita quest’ultima, anche la persona, finalmente, si precisa. È possibile dunque crescere, maturare, diventare migliori? Almodóvar non vede perché no. Per la fotografa Janis (Penélope Cruz) è un’esigenza - appunto - fisica. La sua maternità non cercata, e poi “rimessa in discussione” da quella della più giovane Ana (Milena Smit), incontrata per caso nella camera d’ospedale, entrambe madri sole per scelta, single, uniche, oltre che parallele, entrambe madri primarie (El primer deseo, cioè “il primo desiderio”, si chiamava il film che faceva tornare dietro la macchina da presa Salvador Mallo/Antonio Banderas in Dolor y gloria), è per Almodóvar qualcosa di ben diverso e più decisivo della realizzazione geneticopatriarcale della donna in quanto gender, in quanto sesso: è il passaggio segreto, misericordioso, per la verità. Che è una verità storica, di tutti, che riguarda e coinvolge tutti, responsabili e innocenti, assassini e vittime. I crimini dei falangisti e del franchismo e le fosse comuni ancora da rivelare (alla luce del sole) sono in Madres paralelas come la stanza conclusiva del 2001 kubrickiano, il luogo della resa dei conti spirituale (alla larga da qualunque religione). La maternità di Janis e di Ana, sconosciute conoscenti amiche amanti complici, due generazioni non a confronto ma infine in simbiosi (e che meraviglioso segno di perfezione è questo, un indizio di apertura, di un domani più bello, più giusto), non è l’espressione simbolica e transgender di nessuna novità in atto (ah, Titane), è invece la manifestazione cruciale di un matriarcato senza vero genere che per Pedro Almodóvar è - da sempre - il solo varco per l’onestà.

I 400 colpi

PA
7
PMB
9
MC
6
AC
8
FDM
8
SE
9
IF
8
RM
8
MM
7
EM
9
FM
8
RMO
8
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8
LP
8
GS
8
RS
6
FT
5
media
7.7
Madres paralelas (2021)
Titolo originale: Madres paralelas
Regia: Pedro Almodóvar
Genere: Drammatico - Produzione: Spagna/Francia - Durata: 120'
Cast: Penélope Cruz, Milena Smit, Rossy de Palma, Aitana Sánchez-Gijón
Sceneggiatura: Pedro Almodóvar

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Madres paralelas» Cinerama (n° V0/2021)

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