Querido Fidel di Viviana Calò - la recensione di FilmTv

La citazione

«We want our film to be beautiful, not realistic.»

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Recensione pubblicata su FilmTv 46/2021

Querido Fidel


Regia di Viviana Calò

Querido Fidel è una buffa e commovente commedia epistolare ambientata nella Napoli di Maradona, accompagnata da una decina di canzoni tropicali e innaffiata di rum (mai Bacardi). Siamo nel 1991, drammatico período especial, con il crollo dell’Urss che mise in forse il socialismo a Cuba, sotto embargo occidentale. Emidio (Imparato, dalla tempistica gestuale leninista), stravagante pensionato comunista dedito alla Causa, gira per i Quartieri spagnoli (simpatizzanti come sempre per gli eccentrici) vestito come Cienfuegos col sigarone in bocca, sostenuto, in parte, dalla moglie Elena e dal figlio Ernesto (inguaribilmente americanofilo), mente la nipotina è fiera di chiamarsi Celia (come la Sánchez, braccio destro di Castro). Emidio mantiene da anni corrispondenza puntuale con il Líder máximo, mentre controlla il prezzo di pane e fagioli contro gli speculatori. Ruba benzina e vende la moto del figlio per sostenere una «rivoluzione aggredita e denigrata». Scrive e dirige Viviana Calò, all’opera prima, in clima da La macchina ammazzacattivi, con dettagli storici corretti: ma la satira contro i cattivi (anticastristi) latita, forse debitrice di “l’Unità” che all’epoca si prendeva in giro da sola e spingeva il PCI, con il supplemento “Cuore”, a cambiar nome, indirizzo e obiettivi. Il cineasta Piero Vivarelli, l’unico italiano con tessera del Partito comunista cubano in tasca, avrebbe gradito però l’omaggio esplicito al barbudo italiano che lottò davvero con Fidel (Gino Donè Paro) per l’utopia di un altro mondo possibile e la scena dell’attentato (ma al gas esilarante) contro la base NATO (spalla un eccellente, come tutto il cast, Bruschetta).

Querido Fidel (2021)
Titolo originale: -
Regia: Viviana Calò
Genere: Commedia - Produzione: Italia - Durata: 91'
Cast: Gianfelice Imparato, Alessandra Borgia, Marco Mario de Notaris, Marcella Spina, Antonella Stefanucci, Valentina Acca, Antonino Bruschetta, Agamenon Quintero, Jhon Narváez, Salma Tafur
Sceneggiatura: Viviana Calò

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Roberto Silvestri

Al cinema sono transgender (da Lloyd Kaufman a Straub-Huillet passando per Claudia Weil e Jerry Lewis). Primo film visto Scaramouche, primo film perso I cavalieri della tavola rotonda. Tessera Filmstudio dal 1968. Cofondatore del Politecnico cinema nel 1974.  Critico del manifesto dal 1977 al 2012. Nato a Lecce. Studi con Garroni, Brandi, Abruzzese. Registi preferiti Bunuel e Rocha (sia Paulo che Glauber), Aldrich e Siegel. De Antonio e Grifi. Diop Mambety e Ghatak. Dorothy Arzner e Stephanie Rothman (nata a Paterson come Lou Costello), Fassbinder e Aki Kaurismaki, Russ Meyer e… Rivista di cinema preferita Velvet Light Trap/Camera Obscura. E oggi Trafic. Consigli ai giovani appassionati di cinema? Partire dai formalisti russi.

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