My Hero Academia: The Movie World Heroes' Mission di Kenji Nagasaki - la recensione di FilmTv

La citazione

«Guardatevi da tutte le imprese che richiedono vestiti nuovi (H.D. Thoreau)»

scelta da
Carolina Crespi

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Recensione pubblicata su FilmTv 46/2021

My Hero Academia: The Movie World Heroes' Mission


Regia di Kenji Nagasaki

Per i neofiti, il fortunatissimo My Hero Academia si presenta come un incrocio fra gli X-Men e Harry Potter (per gli habitué dello shonen suonerà un campanello che risponde al nome di Hunter x Hunter...), con una scuola di supereroi teen impegnati a salvare il mondo dai Villain (sì, con la maiuscola). Nel suo terzo round cinematografico il gruppo si scontra col capo di una setta che trama una soluzione finale ai danni dei portatori di quirk (il superpotere personale e identificativo); e stavolta a rubare la scena al protagonista senza macchia Deku, nuovamente nei pressi della santificazione, c’è la new entry Rody Soul, fulvo paria che aggiunge un elemento chiaroscurale all’altrimenti risaputa compagine.

My Hero Academia: The Movie World Heroes' Mission (2021)
Titolo originale: Boku no Hero Academia: World Heroes Mission
Regia: Kenji Nagasaki
Genere: Animazione - Produzione: Giappone - Durata: 104'

Sceneggiatura: Yôsuke Kuroda
Musiche: Yuki Hayashi

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Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.

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