Fuocoammare di Gianfranco Rosi - la recensione di FilmTv

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Sergio M. Grmek Germani dice che Acid - Delirio dei sensi è il film da salvare oggi in TV.
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Quanto vale l’altra metà del cielo, sul grande schermo? Quanto potere hanno le registe e le maestranze al femminile a Hollywood? Uno sguardo alle cifre e ai nomi, resistenti o emergenti, del gentil sesso al cinema.

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Tra i film che abbiamo già visto dell'edizione 2019 del Festival di Cannes c'è La Gomera di Corneliu Porumboiu, che non ci ha convinto. Vi invitiamo a confrontare le parole di Roberto Manassero con quelle di Sangiorgio, che con questa recensione, qualche anno fa, nella rubrica Scanners, presentava quest'autore della Nuova onda rumena.

La citazione

«Quando chiesero a Marx cos’è la dittatura del proletariato rispose: ”la Comune di Parigi, perché ha abolito l’esercito e la polizia”. Poi vennero i Soviet e Solidarnosc. Questo è il movimento. Non nacquero per caso. (C.L.R. James)»

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Recensione pubblicata su FilmTv 07/2016

Fuocoammare


Regia di Gianfranco Rosi

Di fronte alla realtà che filma, Gianfranco Rosi sperimenta quella che John Keats chiamava «la capacità negativa del poeta»: sopportare cioè la perdita di sé per ricrearsi in un soggetto o in un ambiente diversi. Il suo racconto di Lampedusa in Fuocoammare è un confronto continuo con un mondo tenuto a distanza e al tempo stesso avvicinato. Nel film ci sono Samuele, ragazzino che patisce il mare e ci vede poco da un occhio, e una serie di altri abitanti dell’isola, testimoni muti e talvolta partecipi degli sbarchi di migliaia di persone. Rosi non può fare a meno di mostrare i barconi, la gente ammassata, i salvataggi, i primi soccorsi, i centri d’accoglienza. E se le riprese su Samuele sono sicure e salde, gli occhi rivolti ai migranti sono indecisi, troppo ravvicinati o protetti dal filtro di uno schermo. Come se il regista avesse paura di perdersi in una realtà che rifiuta. Almeno fino a quando non arrivano le immagini dei morti, quei corpi straziati e ammucchiati nelle stive. A contare non è la documentazione dell’orrore, ma le immagini che lo mostrano, la messinscena calcolata ben oltre l’impudicizia dello sguardo. Come per Samuele, che impara a guardare con l’occhio pigro, anche per Rosi il film assume così una funzione terapeutica. In Fuocoammare, i morti risalgono simbolicamente il fondo marino di Lampedusa, arrivando a invadere l’inquadratura e di conseguenza il nostro stesso, pigro campo visivo.

 

I 400 colpi

PA
7
CB
4
MCA
9
SE
5
IF
4
AF
6
MG
8
RM
7
GAN
10
GS
4
media
6.4
Fuocoammare (2016)
Titolo originale: -
Regia: Gianfranco Rosi
Genere: Documentario - Produzione: Italia/Francia - Durata: 106'
Cast: Pietro Bartolo, Samuele Caruana, Maria Costa, Mattias Cucina, Giuseppe Fragapane, Francesco Mannino, Francesco Paterna, Samuele Pucillo, Maria Signorello

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Roberto Manassero

Roberto Manassero lavora come selezionatore al Torino Film Festival, è capo-redattore del sito www.cineforum.it e collaboratore delle riviste Film Tv e Doppiozero. Ha scritto un libro su P.T. Anderson, uno su Hitchcock e uno sul melodramma hollywoodiano. Tra i curatori del programma del Circolo dei lettori di Novara, tiene lezioni di cinema in scuole, musei e associazioni cultura.


Roberto Manassero

Roberto Manassero lavora come selezionatore al Torino Film Festival, è capo-redattore del sito www.cineforum.it e collaboratore delle riviste Film Tv e Doppiozero. Ha scritto un libro su P.T. Anderson, uno su Hitchcock e uno sul melodramma hollywoodiano. Tra i curatori del programma del Circolo dei lettori di Novara, tiene lezioni di cinema in scuole, musei e associazioni cultura.

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