La nave dolce di Daniele Vicari - la recensione di FilmTv

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La citazione

«Quando la leggenda diventa realtà, si stampi la leggenda (John Ford)»

scelta da
Emanuela Martini

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Recensione pubblicata su FilmTv 46/2012

La nave dolce


Regia di Daniele Vicari

La nave dolce è carica di zucchero, colma di speranze, stipata di persone. La nave dolce ha un nome: Vlora. E attraversa il Mediterraneo, nell'agosto del 1991, trasportando verso Bari, Lamerica, 20 mila cittadini albanesi in cerca di futuro. Sostiene Vicari, dopo aver narrato la sospensione della democrazia in Diaz: «è un momento di cambiamento per l'Italia: è con la Vlora che l'immigrazione si trasforma in un problema di ordine pubblico. Raccontato falsamente. Cossiga si presenta come Capo Militare, concentra quegli esseri umani in uno stadio, sotto il sole, li respinge. L'Istituzione agisce su un'attitudine del popolo italiano, la capacità di accogliere, e la muta». Corpi esposti, gole arse, pelle bruciata, sete e sudore: mentre la Tv trasforma la Guerra del Golfo in un'astrazione dove la sofferenza è rimossa, le immagini dei reporter Rai, all'opposto, imprimono su pellicola la pena di una massa migrante. Immagini di dolore. Vicari lavora su questo materiale d'archivio dimenticato. Ricerca, soprattutto. Perché sa che ritrovare nell'indistinto le narrazioni dei singoli è un atto di umanità. Per questo, nelle interviste, ripercorre le storie con la s minuscola: per restituire dignità, per sottrarsi a una narrazione generalista. Per questo racconta con un vigore epico che non stenta ad affidarsi a forme sanamente emotive: perché ibrida il documentario con un'idea di spettacolo forte e popolare, un'estetica che da Éjzen¨tejn porta agli spot.

La nave dolce (2012)
Titolo originale: -
Regia: Daniele Vicari
Genere: Documentario - Produzione: Italia/Albania - Durata: 90'
Cast: Ervis Alia, Giuseppe Belviso, Maria Brescia, Robert Budina, Eduard Cota, Fortunata Dell'Orzo, Kledi Kadiu, Eva Karafili, Vito Leccese, Ali Margjeka

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Giulio Sangiorgio

Nasce su quel ramo del lago di Como e, quando non guarda, scrive. Gli piace il cinema comico - Buster Keaton, Jerry Lewis, Charlie Bowers, Pierre Etaix - quindi non può che diffidare della facile ironia. Pretende che i film sfidino le convinzioni del suo sguardo, per questo preferisce, sempre, ciò che eccede. Lo guida Chris Marker, piange Alain Resnais e, ingenuamente, crede che non esista correlazione tra l'r moscia e la voglia costante di cinema francese. Dirige Film Tv, sceglie film per Filmmaker, edita libri per Bietti Heterotopia. Non è in grado di stendere un suo profilo, ma sa che l'anagramma del suo nome è Luigio Nasogrigio. «E di me dico "egli"; – uno che non mi riguarda». Solo per ora, però.


Giulio Sangiorgio

Nasce su quel ramo del lago di Como e, quando non guarda, scrive. Gli piace il cinema comico - Buster Keaton, Jerry Lewis, Charlie Bowers, Pierre Etaix - quindi non può che diffidare della facile ironia. Pretende che i film sfidino le convinzioni del suo sguardo, per questo preferisce, sempre, ciò che eccede. Lo guida Chris Marker, piange Alain Resnais e, ingenuamente, crede che non esista correlazione tra l'r moscia e la voglia costante di cinema francese. Dirige Film Tv, sceglie film per Filmmaker, edita libri per Bietti Heterotopia. Non è in grado di stendere un suo profilo, ma sa che l'anagramma del suo nome è Luigio Nasogrigio. «E di me dico "egli"; – uno che non mi riguarda». Solo per ora, però.

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