Mare chiuso di Andrea Segre, Stefano Liberti - la recensione di FilmTv

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Sergio M. Grmek Germani dice che Acid - Delirio dei sensi è il film da salvare oggi in TV.
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La citazione

«Smettete di pensare che la scienza possa aggiustare tutto se le date 3 miliardi di dollari. (Kurt Vonnegut)»

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Simone Arcagni

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Recensione pubblicata su FilmTv 13/2012

Mare chiuso


Regia di Andrea Segre, Stefano Liberti

La necessità di un controcampo: questo rivendica Mare chiuso. Di fronte alle pseudo verità dette in mantra automatici dalle Tv, la voce di un piccolo documentario. Che si oppone alle dichiarazioni dei Maroni di turno e affronta, vis à vis, le conseguenze degli accordi bilaterali tra Italia e Libia. Ovvero: le imbarcazioni di migranti intercettate in acque internazionali nel Mediterraneo dovevano, fino alla condanna della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo, essere ricondotte in territorio libico. Dove gli uomini erano accolti da abusi e torture. Nessuna questione, cenno di comprensione: riportati ai carnefici da nuovi carnefici d'occasione. Italiani, dipendenti dello Stato. Mentre lo Stato abbracciava (tentando di edulcorarne la figura mediata) il dittatore Gheddafi. Il cinema di Andrea Segre (accompagnato dal giornalista Stefano Liberti) continua pervicacemente a trattare l'immigrazione, rifiutandosi a riflessioni teoriche o populiste, ma cibandosi di una concreta dimensione umana. Interviste frontali, video dell'attraversamento, riprese del processo concorrono a restituire una verità negata e, infine, riconosciuta dalle istituzioni europee. Gli si conceda qualche lirismo, una struttura opinabile, mutuata a tratti da certa Tv (la deriva narrativa alla Carramba che sorpresa!), l'estetizzazione di certi quadri. Risibili nei, eccessi d'amore di un'opera militante, di un controcanto necessario.

Mare chiuso (2012)
Titolo originale: -
Regia: Andrea Segre, Stefano Liberti
Genere: Documentario - Produzione: Italia/Francia/Tunisia - Durata: 60'

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Nasce su quel ramo del lago di Como e, quando non guarda, scrive. Gli piace il cinema comico - Buster Keaton, Jerry Lewis, Charlie Bowers, Pierre Etaix - quindi non può che diffidare della facile ironia. Pretende che i film sfidino le convinzioni del suo sguardo, per questo preferisce, sempre, ciò che eccede. Lo guida Chris Marker, piange Alain Resnais e, ingenuamente, crede che non esista correlazione tra l'r moscia e la voglia costante di cinema francese. Dirige Film Tv, sceglie film per Filmmaker, edita libri per Bietti Heterotopia. Non è in grado di stendere un suo profilo, ma sa che l'anagramma del suo nome è Luigio Nasogrigio. «E di me dico "egli"; – uno che non mi riguarda». Solo per ora, però.


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