A Star Wars Story: Rogue One di Gareth Edwards - la recensione di FilmTv

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Adriano Aiello

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Recensione pubblicata su FilmTv 51/2016

Rogue One: A Star Wars Story


Regia di Gareth Edwards

Lanciato come una sorta di Quella sporca dozzina dell’universo di Star Wars e preceduto da interviste in cui il regista e il direttore della fotografia citavano La battaglia di Algeri e Apocalypse Now, Rogue One vuole portare davvero la guerra in Guerre stellari. La regia di forte impatto visivo di Gareth Edwards, che peraltro rimane tra i migliori su piazza nell’avvalersi del 3D, regala diverse scene memorabili tra un’imboscata in un quartiere arabeggiante, una missione sotto la pioggia battente e una lunga battaglia in un atollo tropicale. Difficile chiedergli di più, purtroppo però la sceneggiatura azzoppa spesso il ritmo del film e lo riempie di amenità, come tutta quella sequela di azioni da videogame del tipo tira la leva, collega il cavo, tira un’altra leva, che rende sfiancante la parte finale, oltre che prosaica nel ruotare intorno a un voluminoso e ben poco fantascientifico hard disk. Proprio quella che dovrebbe essere la prima grande scena di guerra di Star Wars, una sorta di sbarco a Guadalcanal, finisce così per somigliare a una sessione di Star Wars: Battlefront subita senza controller, e questo nonostante l’esito aspiri alla tragedia. Il rilancio della serie conferma inoltre di avere un problema con i cattivi, perché dopo il nevrotico Kylo Ren e l’inqualificabile Snoke, anche Krennic, interpretato dal pur buon Ben Mendelsohn, si ricorda più per il look biancovestito che per le azioni. La colpa è di un imperdonabile fan service (l’inserimento di elementi a uso e consumo dei seguaci della saga): la resurrezione in computer grafica di Peter Cushing, un mostro non morto dagli occhi vitrei che toglie ogni peso a Krennic. Tremiamo all’idea che la stessa sorte tocchi in qualche futuro capitolo ad Alec Guinness… Naturalmente più facile, per via dell’armatura, e molto più felice l’inserimento di Darth Vader, che ha una splendida scena finale, ma è quel che si dice troppo poco e troppo tardi. Se l’idea di Rogue One era di sporcare la serie con le ambiguità della guerra, raccontando una resistenza che compie anche azioni criminose, tutto non va oltre le parole (tolto per il personaggio di Saw Gerrera, che però è il meno convincente dell’intero film). Gli eroi sono nobili, magari disillusi e all’inizio riluttanti, ma alla prova dei fatti disobbediscono a ordini di dubbia moralità e non si danno per vinti. Edwards mostra scontri più violenti che in passato, ma solo fino a un certo punto, per esempio i civili non ci vanno mai davvero di mezzo, e per quanto si evochi la Seconda guerra mondiale, si assiste comunque a battaglie a colpi di luce e dove i nemici sono senza volto, coperti da un’armatura utile solo a disumanizzarli. Dove Edwards, invece, riesce nell’impresa è con la Morte nera, che scatena incubi di nucleare memoria, molto più spaventosi del fuoco d’artificio cosmico della Starkiller di Episodio VII. A tratti godibile, a tratti farraginoso, Rogue One ci lascia con la paura che, visti l’eccellenza del cast e del regista, la saga di Star Wars e il cinema che rappresenta non possano ormai essere meglio di così.

I 400 colpi

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Rogue One: A Star Wars Story (2016)
Titolo originale: A Star Wars Story: Rogue One
Regia: Gareth Edwards
Genere: Fantascienza - Produzione: Usa - Durata: 133'
Cast: Felicity Jones, Diego Luna, Alan Tudyk, Ben Mendelsohn, Forest Whitaker, Mads Mikkelsen, Donnie Yen, Wen Jiang

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