Sette opere di misericordia di Gianluca De Serio - la recensione di FilmTv

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La citazione

«Povero pensiero... finisce sempre per sfracellarsi contro il muro dei fatti. (Lev Troskij)»

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Adriano Aiello

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Recensione pubblicata su FilmTv 03/2012

Sette opere di misericordia


Regia di Gianluca De Serio

Schermo nero. Rumori, presenze. E poi Luminita, giovane moldava, marginale persino in una baraccopoli, clandestina in cerca del minimo riconoscimento sociale, di un documento falso che documenti una (comunque) falsa integrazione. O quantomeno certifichi la sua esistenza. E poi Antonio, anziano prossimo alla morte, dedito ad affari la cui mancanza di limpidezza ha probabilmente bruciato e bucato la gola, uomo solo, bisognoso di cure mediche. Lottano, entrambi, per la sopravvivenza. E si scontrano: lei rapisce un neonato per rivenderlo in cambio di un'identità, aggredisce l'uomo, gli si installa in casa, lo sequestra nella sua stessa dimora. Poi, muti per divergenza linguistica e handicap fisico, si incontrano. Si guardano. Si comprendono. I gemelli De Serio, classe 1978, non sono una scommessa: le loro opere, tra installazioni, corti e documentari (l'ultimo, in ordine di tempo, è il bellissimo Bakroman), hanno girato il mondo, sono state premiate ovunque. E hanno creato una poetica riconoscibile, una visione del mondo e del cinema: un'arte che cammina verso i margini, che si muove lungo i bordi, che guarda e insegna a guardare al di là di ogni pregiudizio, di ogni significato automatico, cristallizzato, stantio. Per questo scelgono, per il loro esordio nel lungometraggio di finzione, di riempire il Cinemascope, il formato dello Spettacolo, dello spettacolo misero e umano della realtà. Per questo non ricorrono a facili drammatizzazioni, per questo creano vuoti ellittici in una narrazione potenzialmente piena di thrilling. Per questo non invitano all'immedesimazione classica, non addomesticano i personaggi per renderli gradevoli allo spettatore, per questo se ne fottono del manicheismo: non ci sono buoni e cattivi, qui. Ci sono uomini, prima che funzioni narrative. Per questo i cartelli che, tra Kieslowski e Godard, citano le sette opere di misericordia e punteggiano la storia si svestono dell'iniziale ironia, fino ad astrarsi dagli eventi mostrati. Perché questo è cinema, rarissimo oggi in Italia, che mostra la realtà e chiede di andare oltre, dallo stato delle cose allo spirito. Per questo parte dal vero e lo scolpisce nel tempo, con i suoi suoni, la sua luce: per dare forma a un concetto, a un sentimento di comprensione. E se il rigore si compiace, se l'idea di cinema si dice troppo esplicitamente, è per marcare la propria - già evidente - differenza: un neo giustificabile, in un'opera prima.

Sette opere di misericordia (2011)
Titolo originale: -
Regia: Gianluca De Serio
Genere: Drammatico - Produzione: Italia/Romania - Durata: 100'
Cast: Roberto Herlitzka, Ignazio Oliva, Olimpia Melinte, Stefano Cassetti, Cosmin Corniciuc

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Giulio Sangiorgio

Nasce su quel ramo del lago di Como e, quando non guarda, scrive. Gli piace il cinema comico - Buster Keaton, Jerry Lewis, Charlie Bowers, Pierre Etaix - quindi non può che diffidare della facile ironia. Pretende che i film sfidino le convinzioni del suo sguardo, per questo preferisce, sempre, ciò che eccede. Lo guida Chris Marker, piange Alain Resnais e, ingenuamente, crede che non esista correlazione tra l'r moscia e la voglia costante di cinema francese. Dirige Film Tv, sceglie film per Filmmaker, edita libri per Bietti Heterotopia. Non è in grado di stendere un suo profilo, ma sa che l'anagramma del suo nome è Luigio Nasogrigio. «E di me dico "egli"; – uno che non mi riguarda». Solo per ora, però.


Giulio Sangiorgio

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