Solo Dio perdona di Nicolas Winding Refn - la recensione di FilmTv

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La citazione

«Quando la leggenda diventa realtà, si stampi la leggenda (John Ford)»

scelta da
Emanuela Martini

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Recensione pubblicata su FilmTv 22/2013

Solo Dio perdona


Regia di Nicolas Winding Refn

Bangkok, Thailandia. Dei due fratelli padroni della notte uno, Tom Burke, inquietante come Michael Shannon, è un maniaco assassino che massacra una ragazzina. Un poliziotto con squadra della morte al seguito (Vithaya Pansringarm) lo uccide di conseguenza con modalità simili. Al fratello superstite, Ryan Gosling, il compito di organizzare la scena (madre) per la vendetta. La mamma Kristin Scott Thomas, trafficante di droga a Miami, sbarca con le peggiori intenzioni. Tutto qui. Il resto della storia sono solo stragi, torture, botte, dialoghi rarefatti e assurdi. Persino certe sottolineature della sceneggiatura (scritta dallo stesso regista Nicolas Winding Refn e già da settimane in rete), per esempio la circostanza che l'anziano sbirro giustiziere sarebbe in pensione, sono sottaciute o soltanto alluse. Esiste a dire il vero un grumo psicologico recondito nel ménage à trois dell'allegra famiglia americana, perché la signora fa apprezzamenti a tavola sul membro virile del figlio morto a scapito di quello vivo, mentre che il padre sia deceduto tempo addietro per mano di uno di loro è molto più di un sospetto. Chissà perché l'eventualità dell'incesto non sorprende, in un simile contesto, ma estremismi edipici a parte è chiaro quanto all'autore poco interessi l'empatia narrativa, e infatti molti spettatori al Festival di Cannes, dove Solo Dio perdona era in concorso, hanno disprezzato. Il teorema è geometrico e visivo. In una rappresentazione controllatissima, iconograficamente dominata da tonalità monocromatiche, luci da Club Silencio di David Lynch, corridoi simmetrici e scenografie perfette ma programmate fino all'ossessione, tutta l'energia sprigiona dalla violenza, vista come unica modalità espressiva del caos. Qui non ci sono dèi disposti a perdonare; del resto che la religione (qualsiasi) fosse inadatta a regolare o arginare la ferocia degli uomini era già ben chiaro in Valhalla Rising (2009), il titolo di Winding Refn che più assomiglia a questo per la caparbia tendenza all'astrazione. Ciò non toglie che la figura del poliziotto ieratico sia quella di un Dio da Vecchio Testamento, implacabile e vendicativo a sua volta, nei confronti del quale il personaggio di Gosling ha un atteggiamento di contrapposizione forzata pur essendogli speculare (come rivela il finale, quando giustiziere e figlio della vendicatrice quasi si sovrappongono). Che però il legame tra i due venga consolidato da un clamoroso pestaggio, dove è il più vecchio, esperto di muay thai, a conciare per le feste il più giovane, quasi goffo nel suo inutile pugilare, la dice lunga sull'idea che Winding Refn coltiva dell'universo umano. In questo misantropico sguardo, cinico ma anche visivamente potentissimo, sta il senso ineludibile del film.

Solo Dio perdona (2013)
Titolo originale: Only God Forgives
Regia: Nicolas Winding Refn
Genere: Drammatico - Produzione: Danimarca/Svezia/Thailandia/Usa/Francia - Durata: 90'
Cast: Ryan Gosling, Kristin Scott Thomas, Vithaya Pansringarm, Gordon Brown, Yayaying Rhatha Phongam, Tom Burke, Sahajak Boonthanakit, Pitchawat Petchayahon, Charlie Ruedpokanon, Kowit Wattanakul

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Mauro Gervasini

Firma storica di Film Tv, che ha diretto dal 2013 al 2017, è consulente selezionatore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e insegna Forme e linguaggi del cinema di genere all'Università degli studi dell'Insubria. Autore di Cuore e acciaio - Le arti marziali al cinema (2019) e della prima monografia italiana dedicata al polar (Cinema poliziesco francese, 2003), ha pubblicato vari saggi in libri collettivi, in particolare su cinema francese e di genere.

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