Vergine giurata di Laura Bispuri - la recensione di FilmTv

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La citazione

«Alice Harford: I do love you and you know there is something very important we need to do as soon as possible. - Dr. Bill Harford: What's that? - Alice Harford: Fuck.»

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Fabrizio Tassi

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Recensione pubblicata su FilmTv 11/2015

Vergine giurata


Regia di Laura Bispuri

È tutto chiaro. È tutto evidente. La tradizione e la modernità. La campagna e la metropoli. Una donna che si fa uomo per essere libera - "vergine giurata", appunto - e torna a essere donna per essere veramente libera. La metafora della condizione femminile, nella storia ispirata all'omonimo romanzo di Elvira Dones che si alterna tra il passato della protagonista incastonata nelle montagne mozzafiato dell'Albania più profonda, il paese delle aquile, e il presente d'una grande città italiana, è espressa con forza e con una sana dose di non detto. Le parole sono ben calcolate, perché il primo film della talentuosa Laura Bispuri gioca molto sull'immagine, sulla suggestione ancestrale del Kanun, l'antica legge consuetudinaria albanese, e, soprattutto, su Alba Rohrwacher, perfettamente in simbiosi con il suo personaggio. La macchina da presa la pedina, le sta sulla nuca, ne indaga il fisico mascolino, l'incedere dinoccolato. Poi però il lento riappropriarsi della propria femminilità nella "civile" città italiana passa attraverso episodi resi in maniera un po' forzata e quindi un po' banale. Più ispirata, invece, la parte in Albania, dove la regista sembra essere maggiormente a suo agio, se non più interessata, soprattutto nel ritrarre la protagonista bambina e adolescente. Qui, paradossalmente, la freddezza degli ambienti e delle tradizioni rende il film più caldo, più sentito, più vero.

Vergine giurata (2015)
Titolo originale: -
Regia: Laura Bispuri
Genere: Drammatico - Produzione: Italia, Svizzera, Germania, Albania, xk, Francia - Durata: 84'
Cast: Alba Rohrwacher, Emily Ferratello, Lars Eidinger, Flonja Kodheli, Luan Jaha, Bruno Shllaku, Ilire Vinca Celaj

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Pedro Armocida

Nasco a Madrid nel 1971 quando ancora la Spagna non faceva parte della CE e qualche compagno litigioso alle elementari a Roma mi diceva: “Tornatene nel tuo paese”. Cosa che ho fatto spesso e con gioia. Ufficiale dell’Esercito mancato. Avvocato mancato, mi laureo in Lettere alla Sapienza con tesi sul cinema della Escuela de Barcelona, relatore Giovanni Spagnoletti, che nel Duemila mi chiama a organizzare www.pesarofilmfest.it, di cui dal 2015 sono il direttore artistico. Attualmente scrivo anche per Il Giornale, Ciak, 8½, dirigo le Edizioni dell’Altana e ho curato qualche libro tra cui Esordi italiani. Gli anni Dieci al cinema (2010-2015) (Marsilio) e, insieme ad altri, Romanzo popolare (Marsilio);  Cinema in Spagna oggi (Lindau), Oltre la frontiera. Il cinema messicano contemporaneo (Revolver), Il cinema argentino contemporaneo e l’opera di Leonardo Favio (Marsilio). Sogno un cimitero di campagna e io là. All'ombra di un ciliegio in fiore senza età. Per riposare un poco due o trecento anni. Giusto per capir di più e placar gli affanni.


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