Basic Instinct di Paul Verhoeven

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«Un colpo solo (Michael Cimino - Il cacciatore)»

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Pubblicato su FilmTv 37/2015

Basic Instinct


Regia di Paul Verhoeven

Il detective Nick Curran indaga su un omicidio compiuto con un punteruolo da ghiaccio. Principale sospettata è Catherine Tramell, una scrittrice di successo disibinita, promiscua, bisessuale. Tra i due nasce anche una contorta relazione, che si complica a causa della presenza di Beth, una psicologa del Distretto legata a Nick. Tracciare linee oblique, ammaliare con quel che vorremmo respingere. Sedurci con l’acume manipolatorio di Catherine, la mantide assassina, con quell’accavallamento di gambe che non nasconde nulla, con quel linguaggio secco («Conosceva il defunto?» «Sì, mi piaceva scoparlo») che brutalizza il mistero di ogni femme fatale precedente. Catherine Tramell s’emancipa da tutte le figure femminili conosciute da Hollywood, le indossa per spogliarle, usa e abusa delle logiche dello sguardo maschile che le hanno prodotte, definite, sottomesse. Gioca con il cinema e il suo desiderio, un desiderio che, da sempre, è maschile. Lei lo tratta come se fosse pateticamente già dato, gli toglie il respiro, lo sfinisce in un loop ottuso di eros & thanatos, in un film che si risolve in una sciocca girandola hitcockiana di donne che vissero due volte: e lei, tutte quelle donne immaginate dal maschio, le vuole solo umiliare. Film misogino solo perché odia le donne pensate dall’uomo, Basic Instinct non è solo un fumettone noir di prurigine e gioia del depistaggio (non sono né la Stone né il suo doppio a interpretare l’assassina nella prima scena, ma un’altra attrice ancora): è una mascherata liberatoria. Al - e per il - femminile. 

Salvato in Cineteca da Giulio Sangiorgio
Messa in onda: 20/09/2015 - 21:00 - IRIS
Basic Instinct (1992)
Titolo originale: Basic Instinct
Regia: Paul Verhoeven
Genere: Thriller - Produzione: USA - Durata: 123'
Cast: Michael Douglas, Sharon Stone, George Dzundza, Jeanne Tripplehorn, Dorothy Malone, Stephen Tobolowsky

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Giulio Sangiorgio

Nasce su quel ramo del lago di Como e, quando non guarda, scrive. Gli piace il cinema comico - Buster Keaton, Jerry Lewis, Charlie Bowers, Pierre Etaix - quindi non può che diffidare della facile ironia. Pretende che i film sfidino le convinzioni del suo sguardo, per questo preferisce, sempre, ciò che eccede. Lo guida Chris Marker, piange Alain Resnais e, ingenuamente, crede che non esista correlazione tra l'r moscia e la voglia costante di cinema francese. Dirige Film Tv, sceglie film per Filmmaker, edita libri per Bietti Heterotopia. Non è in grado di stendere un suo profilo, ma sa che l'anagramma del suo nome è Luigio Nasogrigio. «E di me dico "egli"; – uno che non mi riguarda». Solo per ora, però.


Giulio Sangiorgio

Nasce su quel ramo del lago di Como e, quando non guarda, scrive. Gli piace il cinema comico - Buster Keaton, Jerry Lewis, Charlie Bowers, Pierre Etaix - quindi non può che diffidare della facile ironia. Pretende che i film sfidino le convinzioni del suo sguardo, per questo preferisce, sempre, ciò che eccede. Lo guida Chris Marker, piange Alain Resnais e, ingenuamente, crede che non esista correlazione tra l'r moscia e la voglia costante di cinema francese. Dirige Film Tv, sceglie film per Filmmaker, edita libri per Bietti Heterotopia. Non è in grado di stendere un suo profilo, ma sa che l'anagramma del suo nome è Luigio Nasogrigio. «E di me dico "egli"; – uno che non mi riguarda». Solo per ora, però.

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