Gli spietati di Clint Eastwood

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La citazione

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Carolina Crespi

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Pubblicato su FilmTv 48/2017

Gli spietati


Regia di Clint Eastwood

Un gruppo di prostitute vuole vendicarsi di due cowboy e chiede di intervenire all’ex pistolero William Munny, arrugginito dall’età e dal dolore per la perdita della moglie. «Esatto. Ho ucciso donne e bambini. Ho ucciso qualunque cosa cammini o strisci, una volta o l’altra». Gli occhi ritornano “di ghiaccio”, la fiera è pronta a colpire. In poche ed essenziali parole vive lo spirito del giustiziere, obbligato a confrontarsi nuovamente con i propri demoni, sopiti ma mai spenti. William Munny è forse irriducibile all’immedesimazione dello spettatore, ma non si può rimanere impassibili di fronte alla sua metamorfosi. Come Ethan Edwards, Paul Kersey, Frank Castle. La società degli uomini vorrebbe fare a meno di loro e dedicarsi all’esercizio della civiltà del diritto, ma non può. La natura umana - marcia, iniqua, incurabile - non lo permette. È con Gli spietati che Eastwood diviene l’“ultimo dei classici”, il regista che mette d’accordo tutti. E, a distanza di anni, la deflagrazione degli ultimi 20 minuti di film mantiene intatta la sua potenza catartica, da reset improvviso di ogni speranza in un’umanità migliore. Ma la catarsi finale si fa attendere a lungo: Eastwood centellina le emozioni, dilata i tempi, lascia che la psicologia dei personaggi e lo spirito del West penetrino in modo carsico, insinuando dubbi etici nello spettatore (la sequenza con Richard Harris e la lucida riflessione post-fordiana su mito dell’eroe e media). Le contaminazioni noir o da buddy movie sono una traccia di modernità, che non rende Gli spietati meno classico o meno crepuscolare, nel suo ruolo di punto terminale e insieme elegia di un genere cinematografico, consegnato infine alla sua doverosa immortalità.

Salvato in Cineteca da Emanuele Sacchi
Messa in onda: 05/12/2017 - 23:40 - IRIS
Gli spietati (1992)
Titolo originale: Unforgiven
Regia: Clint Eastwood
Genere: Western - Produzione: USA - Durata: 131'
Cast: Clint Eastwood, Gene Hackman, Morgan Freeman, Richard Harris

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Emanuele Sacchi

Nato nella città delle due discoteche e 106 farmacie, presto smarrito nei meandri del rock e del cinematografo. È ingegnere informatico, benché si finga pensatore umanista. Giornalista pubblicista, critico cinematografico e musicale, collabora con FilmTv, MYmovies.itRumore, Filmidee, Asiaexpress ed è direttore della testata web Hong Kong Express (www.hkx.it). È autore di 50x35mm - Soundtrack Rumorose (Homework, 2016), con Stefano Locati di Il nuovo cinema di Hong Kong - Voci e sguardi oltre l'handover (Bietti, 2014) e con Francesca Monti di Richard Linklater - La deriva del sogno americano (Bietti, 2017). Film: Apocalypse Now (ma non Redux). Album: Forever Changes dei Love (anche per il titolo).


Emanuele Sacchi

Nato nella città delle due discoteche e 106 farmacie, presto smarrito nei meandri del rock e del cinematografo. È ingegnere informatico, benché si finga pensatore umanista. Giornalista pubblicista, critico cinematografico e musicale, collabora con FilmTv, MYmovies.itRumore, Filmidee, Asiaexpress ed è direttore della testata web Hong Kong Express (www.hkx.it). È autore di 50x35mm - Soundtrack Rumorose (Homework, 2016), con Stefano Locati di Il nuovo cinema di Hong Kong - Voci e sguardi oltre l'handover (Bietti, 2014) e con Francesca Monti di Richard Linklater - La deriva del sogno americano (Bietti, 2017). Film: Apocalypse Now (ma non Redux). Album: Forever Changes dei Love (anche per il titolo).

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