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Maestri e allievi


The Master di Paul Thomas Anderson

Locandina pubblicata su FilmTv 07/2014

Cinque anni dopo il grande successo di Il petroliere e una lunga e problematica lavorazione, Paul Thomas Anderson porta in concorso alla Mostra del cinema di Venezia 2012 The Master, che la giuria premia col Leone d’argento e con la Coppa Volpi ex aequo a Joaquin Phoenix e Philip Seymour Hoffman. Le reazioni della critica mondiale all’uscita nelle sale sono in genere positive, ma non mancano i perplessi e qualcuno lo definisce anche noioso e confuso, come se le difficoltà incontrate avessero tolto al regista il controllo della materia. Eppure, più di altri film di Paul Thomas Anderson, The Master è un capolavoro di scrittura, recitazione e messa in scena, anche se non è un’opera facile né popolare. Ci chiede di immergerci in una narrazione fluviale, densa e fangosa, trasformandoci in cercatori d’oro e promettendo ai più tenaci - o ai più fortunati – una ricompensa degna dello sforzo compiuto. The Master è l’apoteosi del cinema grandioso e magniloquente ma al tempo stesso profondamente intimista di P.T. Anderson, a partire da una vera e propria ouverture sulle acque dell’oceano, col battito vitale dell’ipnotica musica di Jonny Greenwood, al tempo stesso sinfonica e tribale. È una scena fortemente simbolica, che tornerà più volte: nelle profondità abissali dell’elemento liquido c’è il segreto delle nostre origini ed è lì che ribolle il turbinoso mondo che ci determina, l’inconscio e il rimosso che il Maestro Lancaster Dodd cerca di far riaffiorare nell’Allievo prediletto, il giovane reduce alcolizzato e psicotico Freddie Quell (il cui cognome non a caso significa “sopprimere”). Come in tutti i film di P.T. Anderson, anche al centro di questa storia c’è una famiglia disfunzionale, qui rappresentata dalla setta fondata da un poliedrico e carismatico patriarca (ispirati a L. Ron Hubbard e alla nascita di Scientology). È al suo interno che si sviluppa il rapporto amoroso e dalle sublimate pulsioni omoerotiche tra Maestro e Allievo. Nel vertiginoso splendore dei 65 mm e di una fotografia iperrealista che congela i mitici anni 50 nei colori pastello delle cartoline e delle riviste del periodo, si dividono la scena due dei pochi attori contemporanei in grado di “indossare” un personaggio. Per questo film, tornato al cinema dopo una lunga assenza, Joaquin Phoenix si invecchia e si deforma, col volto scavato e trasformato dalle ombre e dal continuo sogghigno in quello di un lascivo, scimmiesco giullare. L’attore caratterizza Freddie come un uomo piegato dal dolore, dandogli una postura innaturale e una camminata bizzarra, rendendo imprevedibili gli scatti violenti e scoordinati del corpo prosciugato. Dal canto suo Philip Seymour Hoffman – alla quinta collaborazione con il regista che gli ha offerto i suoi ruoli migliori – con una metamorfosi impressionante diventa Lancaster Dodd. Nella sua performance più mimetica l’interprete è irriconoscibile: tutta la sua persona emana potere, sicurezza, fascino e capacità seduttiva. Lo ascoltiamo cantare, lo vediamo ballare con disinvolta e buffonesca scioltezza, perdere la compostezza in una gioiosa scena di lotta, ne scrutiamo in primissimo piano l’espressione benevola o seccata, il sorriso e lo sguardo engmatico e ci sforziamo, senza riuscirci, di ritrovare il volto a noi noto sotto la maschera. Anche se The Master non è stato il suo ultimo film, è in questo personaggio il suo lascito più importante: vederlo onorare la sua arte con tanta potenza ci lascia smarriti e inconsolabili orfani degli insegnamenti di un vero e grande Maestro.

The Master (2012)
Titolo originale: The Master
Regia: Paul Thomas Anderson
Genere: Drammatico - Produzione: USA - Durata: 144'
Cast: Joaquin Phoenix, Mike Howard, Sarah Shoshana David, Bruce Goodchild, Matt Hering, Dan Anderson, Andrew Koponen, Jeffrey W. Jenkins, Patrick Biggs, Price Carson
Sceneggiatura: Paul Thomas Anderson
Musiche: Jonny Greenwood
Montaggio: Leslie Jones, Peter McNulty
Fotografia: Mihai Malaimare Jr.

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