Umberto Lenzi, The Man

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Claudio Bartolini dice che La morte bussa due volte è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 03:45.

Mentre Sky Atlantic HD trasmette la terza stagione di Gomorra - La serie, riproponiamo la riflessione che il giornalista-scrittore fece in esclusiva per Film TV sull’importanza di una fiction televisiva che a trent'anni dalla prima Piovra ha di nuovo il coraggio di raccontare la criminalità organizzata. Un “sistema” che anche il suo libro ZeroZeroZero, a sua volta destinato a ispirare un'altra serie tv diretta da Stefano Sollima, ha saputo descrivere nei suoi connotati transnazionali.

Visconti e il lato positivo della censura, ovvero quando Gianni Amelio vide per la prima volta Rocco e i suoi fratelli .

Prima di Good Time , nelle sale questa settimana, i fratelli Safdie erano già passati tra le pagine di Scanners con Heaven Knows What . Una segnalazione di Ilaria Feole assolutamente da recuperare.

Chicago, Nairobi, Seul, Londra, Città del Messico, San Francisco, Berlino, Mumbai. Sono otto, sono collegati. Da recuperare senza porsi domande.

C'è tutto un cinema che non passa per le sale ma che merita di essere visto, sostenuto, cercato. Due libri per voi che sono anche due inviti a guardare oltre.

La citazione

«Scrivere è anche non parlare (Marguerite Duras)»

scelta da
Marianna Cappi

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Umberto Lenzi, The Man


Napoli violenta di Umberto Lenzi

Locandina pubblicata su FilmTv 42/2008

Ho avuto la fortuna di incontrare Umberto Lenzi qualche anno fa, grazie a steve della casa e a un documentario che Sky accettò di produrre sul cinema poliziesco italiano degli anni 70. Umberto, che non solo è un grande regista di cinema di Genere (la maiuscola non è un refuso) ma anche un appassionato studioso di storia, è per me una grande persona e un grande amico. Come regista del documentario proposi a Umberto di ritornare con Steve, Miranda Bevilacqua ed Emanuela Zigiotto (rispettivamente autrice e produttrice Sky) sui “luoghi del delitto” di molte sequenze memorabili, girate in quelle città “violente” presenti nei titoli dei film: i navigli di Milano (che ancora odia…), alcune piazze di Roma (meno a mano armata di allora) e le strade di Torino e Genova. Purtroppo fummo costretti a escludere la città protagonista di un altro celebre titolo di Umberto: Napoli! E ora, a parziale risarcimento, proprio di Napoli violenta vorrei parlare. Secondo poliziesco girato da Lenzi con Merli, che (ri)veste i panni del commissario Betti, va ricordato e studiato per almeno tre buoni motivi: le spettacolari corse in moto tra le strade di Napoli, (con punti macchina a dir poco arditi), un omicidio con palla da bowling, con un tiro degno del “drugo” Lebowski e la sequenza più famosa del film, sulla funicolare di Montesanto, un vero capolavoro di inquadrature, montaggio e violenza. Girata come nemmeno gli americani più temerari avrebbero mai osato fare (in barba alle norme di sicurezza) mantiene ancora intatta tutta la sua forza e rappresenta uno dei punti più alti della carriera di Lenzi: Merli, sul tetto del vagone in corsa - senza controfigura - tenta di freddare il killer che sta seminando il terrore tra i passeggeri. La splendida musica di Micalizzi fa da ciliegina sulla torta, anzi sulla pastiera. La locandina del film, che ebbe un lancio di tutto rispetto (manifesti, affissioni e flani sui quotidiani) e ottenne un successo veramente strepitoso, presenta, secondo la moda del tempo, una dinamica illustrazione del protagonista, circondato da drammatiche scene di violenza, appena sopra al titolo del film, urlato in efficaci e irregolari caratteri in rosso. Ai tempi accadeva spesso che nel cast, accanto al protagonista italiano, ci fosse anche una superstar americana, la cui stella era magari un po’ appannata in patria, che assicurava una distribuzione all’estero. In questo caso abbiamo il veterano Barry Sullivan, nel ruolo di uno spietato boss malavitoso e l’ex bellone John Saxon, popolare tra le teenager degli anni 50, grazie a film con Sandra Dee (Il frutto del peccato, Ritratto in nero) e commedie dirette da registi come Minnelli o Edwards. Saxon e Sullivan non sono gli unici link con il grande cinema classico americano che è stato d’ispirazione a Umberto: Lenzi ha lavorato con John Huston (!), Henry Fonda (Il grande attacco), Henry Silva (Milano odia) e la splendida Caroll Baker, che, reduce dall’insuccesso di La donna che non sapeva amare (mio personalissimo film cult, sulla vita di Jean Harlow), trovò in Italia il grande rilancio con quattro formidabili sexy thriller (genere ultra-pop praticamente inventato da Umberto). Uno di questi, Orgasmo, venne scelto da Mr. Tarantino per la proiezione-tributo all’opera di Lenzi, durante la Mostra del cinema di Venezia del 2004. Ricordo la sala stracolma, Tarantino e Joe Dante in visibilio e il nostro Umberto, elegantissimo in completo bianco, a godersi la standing ovation. Poco prima della proiezione chiedo a Umberto: «Come ti senti?». «Un po’ teso - mi risponde. - Sono anni che non lo rivedo e temo la reazione del pubblico al finale del film… Se si sorprendono per il colpo di scena, vuol dire che ancora funziona!» Il pubblico si sorprese, eccome. E reagì con applausi a scena aperta! Grande Umberto!

Napoli violenta (1976)
Titolo originale: -
Regia: Umberto Lenzi
Genere: Poliziesco - Produzione: Italia - Durata: 95'
Cast: Maurizio Merli, John Saxon, Barry Sullivan, Elio Zamuto

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