E poi un giorno piovvero rane...

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E poi un giorno piovvero rane...


Magnolia di Paul Thomas Anderson

Locandina pubblicata su FilmTv 02/2008

«Di solito diciamo: "se lo vedessi in un film, non ci crederei” . La mia umile opinione è che su questa terra di cose strane ne accadono continuamente». Lo dice il narratore di Magnolia: Apparentemente lo dice a proposito della famosa pioggia di rane, ma la mia umile opinione è che non si riferisca solo a quello. Quello che è veramente estremo, difficile da credere, in questo e in altri film di Paul Thomas Anderson sono i personaggi che mette in scena e le situazioni in cui si vengono a trovare: presentatori Tv che di fronte alla morte si ostinano a nascondere inconfessabili segreti, predicatori machisti che inneggiano al cazzo e poi crollano come bambini bisognosi, ex bambini prodigio sfruttati, poi (letteralmente) folgorati e incapaci di stare al mondo e così via. Ma è come se attraverso l'eccesso questi personaggi uscissero dallo stereotipo cinematografico per diventare unici. Per diventare veri, estremamente veri. E nel mettere in scena le loro storie, Paul Thomas Anderson, come i suoi personaggi, non ha paura di andare sopra le righe, di usare tutti i virtuosismi possibili: l’intreccio di scrittura, l'uso sfrontato del piano sequenza, il ritmo incalzante e la musica che mette in ogni scena, sui dialoghi, dappertutto. Ancora e ancora fino quasi al fastidio. Poi però, una volta che ti ha buttato dentro a quelle vite, che ti ha portato fino al limite di quelle situazioni estreme, improvvisamente la musica si azzittisce, la macchina da presa si ferma, le scene si dilatano. Quando si vanno a tirare le somme tutto si concentra sui personaggi, sui loro volti. La forma sembra sparire, nascondersi per lasciare spazio alla sostanza, una sostanza dura, difficile da dimenticare. Va in profondità nel sentire dei suoi personaggi e riporta in superficie qualcosa di prezioso, come lo è una ferita mai sanata, un dolore sepolto, un sentimento troppo a lungo trattenuto. Qualcosa che assomiglia alla verità. Non ha paura del kitsch, del ridicolo, del patetico, dell’inadeguato, perché nulla lo è, su questa terra. Gli esseri umani per loro natura sono tutte queste cose assieme e altre di più. E non ne ha paura non solo nella sostanza del racconto ma nemmeno nella forma. Nel momento chiave del film, quando il dolore non dà più tregua, si permette la libertà di trasformarlo in un musical con tutti i personaggi che cantano sulle note di Wise Up di Aimee Mann (indimenticabile la voce dell'aspirante suicida Julianne Moore). E si permette la pioggia di rane. E nel finale quando il mite poliziotto Jim raggiunge Claudia che lo ha abbandonato in un ristorante per paura di non essere in grado di amarlo, di non meritarsi il suo amore, lascia che sia la voce di Aimee Mann a dirci le parole che il volto immobile di Claudia, gonfio di cocaina e lacrime, lascia solo intuire: save me from thè ranks of thè freaks that suspect that could never love anyone. E poi Claudia si volta, sposta il suo sguardo dal mite poliziotto Jim a noi spettatori e guarda in macchina. Un attimo prima del nero finale, senza paura. Si dice che le vie dell'eccesso portino al palazzo della saggezza. E nel caso di Magnolia la mia umile opinione è che sia davvero cosi. 

Magnolia (1999)
Titolo originale: Magnolia
Regia: Paul Thomas Anderson
Genere: Drammatico - Produzione: USA - Durata: 188'
Cast: Tom Cruise, Julianne Moore, John C. Reilly, Philip Seymour Hoffman, Jason Robards, William H. Macy, Melora Walters, Jeremy Blackman, Philip Baker Hall, Melinda Dillon, Luis Guzmán, Henry Gibson, Alfred Molina
Sceneggiatura: Paul Thomas Anderson
Musiche: Aimee Mann e Jon Brion
Montaggio: Dylan Tichenor
Fotografia: Robert Eiswit

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