L'assedio di Heidegger

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Simone Emiliani dice che L'aquila solitaria è il film da salvare oggi in TV.
Su Cine Sony alle ore 07:40.

Una serie tv da cominciare? Attenzione, perché secondo Alice Cucchetti è magnetica e non potrete fare a meno di finirla.

La figura del Papa è stato oggetto di recente di una delle nostre liste. Ma se il Papa, più che una presenza, fosse una specie di fantasma irraggiungibile? Ovviamente, secondo Marco Ferreri.

L'ultimo film di Paul Schrader, First Reformed , esce direttamente in dvd, ma per noi è il film della settimana. Ripercorriamo la carriera di questo regista con un ritratto di Roberto Manassero.

Il blu è un colore caldo, soprattutto se si tratta di un giallo di Simenon raccontato da Amalric.

Quando Rete 4 fu mandata sul satellite. Dialogo tra un canale televisivo e Tommaso Labranca.

La citazione

«You Cannot Be Serious! (John McEnroe)»

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Rinaldo Censi

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L'assedio di Heidegger


Distretto 13 - Le brigate della morte di John Carpenter

Locandina pubblicata su FilmTv 26/2017

Con Distretto 13 - Le brigate della morte (1976) comincia pienamente la carriera di John Carpenter. L’esordio Dark Star di un paio d’anni prima, infatti, oltre a essere il saggio di diploma alla USC (University of Southern California), aveva anche un altro autore, Dan O’Bannon, futuro creatore della saga di Alien. Così come George A. Romero trovò a Pittsburgh, lontano da Hollywood, i mezzi per poter fare cinema, anche Carpenter va “in provincia”, a Philadelphia, grazie all’interesse di un compagno d’università, J.S. Kaplan, che fonda una società apposta per trovare i soldi. Alla fine ci riesce: 300 mila dollari, 20 giorni di riprese (diventeranno 24) per una sceneggiatura che il giovane regista aveva scritto in una settimana ispirandosi a Un dollaro d’onore di Howard Hawks (titolo provvisorio del copione: The Anderson Alamo). Arriva addirittura a firmarsi John T. Chance - John Wayne nel film di Hawks - nel ruolo di montatore. Sua anche la colonna sonora, straordinaria: l’inizio di una grande avventura come musicista e compositore a lungo parallela rispetto a quella di regista, destinata però a diventare negli anni dominante, dato che oggi Carpenter non gira più film e invece fa concerti in mezzo mondo. Western metropolitano, horror urbano e noir politico. Distretto 13 - Le brigate della morte è soprattutto cinema con il coltello tra i denti, un B movie laboratorio di uno stile clamoroso, classico, persino aristotelico nella costruzione dell’azione (di cui c’è unità, così come di tempo e, per mezzo film, di luogo). Il tema dell’assedio è metanarrativo. Significa che rappresenta una situazione originaria, simbolica, dalla quale scaturisce la storia: una battaglia che costringe personaggi diversi ad allearsi, alcuni per sopravvivere (il tenente Bishop, Leigh, in generale gli occupanti del distretto) altri per vendicarsi (il papà della bambina uccisa dalla gang). Si staglia su tutto e tutti Napoleone Wilson, interpretato da un attore oscuro, Darwin Joston, visto solo in ruoli di secondo piano nei telefilm. Qui pare l’unico eroe possibile in un mondo devastato e vile, dove la violenza non ha spiegazione, accade come la furia degli apache. Napoleone è l’Heidegger del cinema di serie B, segna l’“essere e tempo” del genere, mutuato da Hawks. Quando lo portano verso l’autobus che lo condurrà alla sedia elettrica formula la temporalità del suo essere nel mondo: «I giorni sono come le donne: ognuno diventa maledettamente prezioso, e finiscono sempre per lasciarti». Intanto, sullo schermo, scorre una specie di conto alla rovescia che in verità non porta da nessuna parte, se non al termine della notte, quando un giorno ricomincia senza che vi sia pacificazione alcuna. Mentre infuria l’attacco della gang, Bishop lancia il fucile e Napoleone lo prende al volo. La scena replica quella di Un dollaro d’onore tra Ricky Nelson e John Wayne, indica l’orizzonte di riferimento, va oltre la semplice citazione per collegare la storia alla sua sorgente mitica. Distretto 13 - Le brigate della morte alla sua uscita fu un insuccesso persino nel circuito dei drive in e dei grindhouse. Nonostante un passaggio al Festival di Cannes anche la critica non ne colse lo spessore. Solo negli anni è stato riconosciuto come uno dei migliori film di John Carpenter, anche alla luce dei titoli successivi. Laboratorio delle sue ossessioni, officina di uno sguardo personale e attento a ogni dettaglio (riprese con lenti anamorfiche della Panavision, le sue preferite), nascita di una factory (Tommy Lee Wallace scenografo, Douglas Knapp operatore, Bill Varney suono). Il cineasta francese Jean-François Richet ne ha realizzato un remake nel 2005, più che dignitoso.

il Focus di questo numero: Controlocandina n° 26/2017

Un tipo mal rasato, vestito di stracci, entra in un saloon. Incrocia lo sguardo di un uomo al bancone intento a versarsi un bicchiere di whisky. Finisce che il secondo lancia una moneta in una sputacchiera. Poi c’è un piede che rovescia la sputacchiera (è lo sceriffo). Una scazzottata. Ci scappa il morto. Ci spostiamo in un altro saloon. L’assassino ordina da bere. Lo sceriffo è di nuovo lì. Aiutato dallo straccione, lo arresta. Implacabile secchezza di Un dollaro d’onore, 1959. Howard Hawks impiega pochi minuti senza dialoghi per costruire l’evento che innescherà il resto del film. John Carpenter ha sempre considerato Un dollaro d’onore una specie di monumento. Il suo Distretto 13 - Le brigate della morte è infatti la rimodulazione, per certi versi moderna, del film di Hawks. Diciamo: una rimodulazione in campo espanso. Escludendo il prologo, a partire dalla panoramica sulla desolazione di Anderson, West Los Angeles, il film si distende per oltre mezz’ora, incrociando diverse situazioni. Tre criminali stanno per essere trasferiti in un penitenziario fuori L.A. Un uomo con la figlia percorre le strade del sobborgo. Un venditore ambulante di gelati arresta il suo furgone per una pausa. I capi di alcune gang decidono di vendicare un atto della polizia. Sembrano situazioni autonome che Carpenter segue con sguardo secco. Sono in realtà gli elementi chimici in grado di donare un prodotto di reazione. I criminali sono costretti a fare tappa al distretto. La ragazzina vuole un gelato. La gang l’uccide a sangue freddo, insieme al gelataio. Il padre insegue i killer. Tutti confluiscono dentro all’edificio ormai abbandonato, destinato a chiudere i battenti dopo poche ore. Lì inizia l’assedio della gang. La prima sparatoria è sghemba. Evitando il cliché del montaggio alternato tra esterno e interno, tra chi spara e chi si difende, Carpenter mostra solo inquadrature di finestre che si sbriciolano, fogli che saltano, oggetti che cadono. Le poche persone chiuse all’interno del distretto restano rannicchiate per evitare i proiettili (chi è che spara? Sono zombie? E da dove sparano?). Tutto all’esterno sembra calmo e silenzioso. Il quartiere è abbandonato. Le armi sono silenziate. Per qualche minuto Carpenter sembra girare un film di fantasmi: l’interno del distretto è filmato reiterando una serie di inquadrature vuote. Ogni cosa sembra in disequilibrio e salta, si sbriciola, quasi danza. È solo un attimo, ma il distretto sembra in preda a un magnifico poltergeist.

Rinaldo Censi

Distretto 13 - Le brigate della morte (1976)
Titolo originale: Assault on Precinct 13
Regia: John Carpenter
Genere: Poliziesco/Sci-fi - Produzione: Usa - Durata: 91'
Cast: Austin Stoker, Darwin Joston, Laurie Zimmer, Martin West
Sceneggiatura: John Carpenter
Musiche: John Carpenter
Montaggio: John T. Chance (alias John Carpenter)
Fotografia: Douglas Knapp

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Distretto 13 - Le brigate della morte» Cineteca (n° 24/2015)

Mauro Gervasini

Mauro Gervasini è direttore editoriale di Film Tv e di questo sito (filmtv.press) e consulente selezionatore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Insegna Linguaggi audiovisivi all'Università dell'Insubria ed è autore della prima monografia italiana dedicata al "polar" ("Cinema poliziesco francese", 2003). Ha pubblicato vari saggi in libri collettivi, in particolare sul cinema francese. John Ford, Anthony Mann, Jean-Pierre Melville, Michael Mann, Julien Duvivier, Michael Cimino e Akira Kurosawa i suoi cineasti preferiti, ma è convinto che il film da rivedere almeno una volta all'anno sia La dolce vita di Federico Fellini.


Mauro Gervasini

Mauro Gervasini è direttore editoriale di Film Tv e di questo sito (filmtv.press) e consulente selezionatore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Insegna Linguaggi audiovisivi all'Università dell'Insubria ed è autore della prima monografia italiana dedicata al "polar" ("Cinema poliziesco francese", 2003). Ha pubblicato vari saggi in libri collettivi, in particolare sul cinema francese. John Ford, Anthony Mann, Jean-Pierre Melville, Michael Mann, Julien Duvivier, Michael Cimino e Akira Kurosawa i suoi cineasti preferiti, ma è convinto che il film da rivedere almeno una volta all'anno sia La dolce vita di Federico Fellini.

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