Dolcetto o scherzetto

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Quando Rete 4 fu mandata sul satellite. Dialogo tra un canale televisivo e Tommaso Labranca.

La citazione

«Non è più possibile parlare d'arte escludendo la scienza e la tecnologia. Non è più possibile analizzare i fenomeni fisici escludendo le realtà metafisiche. (Gene Youngblood)»

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Dolcetto o scherzetto


Halloween - La notte delle streghe di John Carpenter

Locandina pubblicata su FilmTv 44/2017

Halloween - La notte delle streghe è il classico film di culto involontario. John Carpenter lo realizza con un budget di 300 mila dollari, in appena tre settimane, insieme alla produttrice Debra Hill con la quale firma anche la sceneggiatura (è lei a essere originaria della vera Haddonfield, la cittadina dove si scatena Michael Myers). Lo considera un lavoro di transizione, è già concentrato sul ben più ambizioso titolo successivo, Elvis, il re del rock (per inciso: uno dei suoi migliori, poco considerato anche dai fan a causa della sua origine televisiva). A livello mondiale incasserà 70 milioni di dollari generando sette sequel (più uno diretto da David Gordon Green previsto nel 2018) e due reboot, per uno dei franchise horror di maggior successo della storia del cinema (altro inciso: il terzo della serie, Halloween III - Il signore della notte, diretto da Tommy Lee Wallace, godibilissimo, ha in comune con gli altri la musica composta dallo stesso Carpenter e il riferimento alla festività celtica, ma non Michael). Essendo, nel 1978, la ricorrenza di Halloween (“All Hallows’ Eve”) estranea alla nostra cultura e anzi considerata pagana dalla chiesa cattolica, quella che sarebbe Ognissanti (“All Hallows’ Day”) viene trasformata nella “notte della strega”; ma a “The Shape”, ovvero “la forma” nel senso di sagoma, ombra, i bambini del film e la stessa Laurie (Jamie Lee Curtis) si riferiscono come Boogeyman, il nostro “uomo nero” o Babau. Per dire che le streghe non c’entrano niente. Carpenter vuole omaggiare quello che definisce «il nonno degli slasher» vale a dire Psyco di Alfred Hitchcock; la scelta della figlia di Janet Leigh protagonista di quel film non è chiaramente un caso. Jamie Lee Curtis, qui al suo esordio, tornerà nel ruolo di Laurie nel sequel del 2018 (e per la cronaca, nel capitolo II del 1981, diretto da Rick Rosenthal e sempre scritto da Carpenter e Hill, scoprirà di essere la sorella di Michael). Per il cineasta, Halloween - La notte delle streghe è soprattutto un laboratorio per sperimentare regia e montaggio. È folgorato dalla sequenza di Psyco in cui muore il detective Arbogast (Martin Balsam), sulle scale. Così rivela a Giulia D’Agnolo Vallan nel libro John Carpenter edito da Lindau: «Ho preso quella sequenza come punto di riferimento e ci ho costruito intorno un intero film, il film su un qualcosa che viene fuori dal nulla». The Shape, appunto, Michael Myers, che indossa una maschera del capitano Kirk di Star Trek acquistata dallo scenografo Tommy Lee Wallace per un dollaro e 98 centesimi, tutta colorata di bianco per eliminare qualunque lineamento, ogni parvenza di umanità. Il montaggio si concentra soprattutto sulla dicotomia (ma forse è meglio parlare di dinamica) sguardo/luogo, con le strade e le abitazioni di Haddonfield (da casa Myers dove avviene il primo delitto a quella in cui Laurie lavora come babysitter, teatro dell’epilogo) percorse da suoni sinistri, presenze oscure. Ma è l’uso del pianosequenza a rendere unico e superiore Halloween rispetto ai prototipi di slasher angloamericani - i più noti sono L’allucinante notte di una baby-sitter di Peter Collinson del 1971 e Black Christmas (Un Natale rosso sangue) di Bob Clark del 1974. Con una macchina da presa giroscopica sperimentale (la Panaglide), usata a mo’ di steadycam, Carpenter e l’operatore Raymond Stella girano la prima sequenza, straordinaria, una specie di trait d’union visivo con altre scene realizzate nel “vuoto” delle case dove colpisce Michael. Oltre a Hitchcock, che funge da spunto, Carpenter omaggia esplicitamente La cosa da un altro mondo di Howard Hawks e Christian Nyby, da cui deriva direttamente l’idea di The Shape, senza ancora sapere che ne avrebbe girato di lì a poco un remake.

il Focus di questo numero: Controlocandina n° 44/2017

Il motore di ricerca IMDb ci informa che furono due le maschere studiate per Michael Myers. La prima somigliava a quella da clown che egli indossa all’inizio del film, quando uccide la sorella. L’altra era una maschera da due dollari raffigurante il capitano Kirk. Questa seconda venne tagliuzzata, modificata, verniciata di bianco: l’intervento la rese totalmente inespressiva, fredda, anzi glaciale. Potremmo anzi sostenere che la mancanza di connotati la fece diventare qualcosa di più di una maschera indossata da uno psicopatico: l’assenza di tratti proietta sul personaggio una dimensione che va al di là dell’umano, prendendo connotazioni simboliche (scopriamo l’acqua calda: non è l’horror totalmente immerso in strutture narrative che prendono spunto dai miti e dalla psicoanalisi? Non è anche per questo che le figure malefiche faticano a morire e ritornano?). Prendete una delle prime sequenze del film. Laurie ha appena lasciato le chiavi sotto lo zerbino della casa “maledetta”, quella dove avvenne anni prima l’omicidio, la notte di Halloween. Qualcuno è all’interno, sentiamo il suo respiro (Carpenter lavora oscillando tra la soggettiva e la semi-soggettiva in diversi momenti del film). Poco dopo, Laurie è seduta sui banchi di scuola. L’insegnante parla, ma lei è distratta. Guarda fuori dalla finestra. Il fatto è che c’è un nesso profondo tra la lezione dell’insegnante e ciò che lei sta guardando. Cosa vede? Un’automobile e una figura umana il cui volto è nascosto da una maschera bianca. Cosa ascolta? Una riflessione sul fato: «Non importa l’azione scelta da Collins, il suo destino era deciso». E mentre la frase rimbomba nell’aula, Carpenter inquadra Laurie in primo piano e poi stacca sul suo sguardo, inquadrando - più da vicino - questa sagoma minacciosa Ma allora quello non è Michael Myers, è l’incarnazione del fato stesso! Hai voglia a ucciderlo (numerosi i sequel). Puoi davvero vivere osservando ogni regola, ogni comandamento. Ma se finisci davanti alla porta di una casa maledetta nel momento sbagliato, non c’è regola che tenga. La vita a volte appare davvero legata al caso. Un po’ quello che sostiene il killer sociopatico Anton Chigurh in una pagina di Non è un paese per vecchi: se le regole che hai seguito ti hanno portato fino a questo punto, a che servono quelle regole? Il fato interviene comunque. Un mazzo di chiavi posato nel momento sbagliato. Una moneta lanciata in aria. Dobbiamo accettarlo: il fato è la regola.

Rinaldo Censi

Halloween - La notte delle streghe (1978)
Titolo originale: Halloween
Regia: John Carpenter
Genere: Thriller - Produzione: USA - Durata: 93'
Cast: Jamie Lee Curtis, Donald Pleasence, Nancy Loomis, Tony Moran
Sceneggiatura: John Carpenter, Debra Hill
Musiche: John Carpenter
Montaggio: Charles Bornstein, Tommy Wallace
Fotografia: Dean Cundey

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Mauro Gervasini

Mauro Gervasini è direttore editoriale di Film Tv e di questo sito (filmtv.press) e consulente selezionatore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Insegna Linguaggi audiovisivi all'Università dell'Insubria ed è autore della prima monografia italiana dedicata al "polar" ("Cinema poliziesco francese", 2003). Ha pubblicato vari saggi in libri collettivi, in particolare sul cinema francese. John Ford, Anthony Mann, Jean-Pierre Melville, Michael Mann, Julien Duvivier, Michael Cimino e Akira Kurosawa i suoi cineasti preferiti, ma è convinto che il film da rivedere almeno una volta all'anno sia La dolce vita di Federico Fellini.


Mauro Gervasini

Mauro Gervasini è direttore editoriale di Film Tv e di questo sito (filmtv.press) e consulente selezionatore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Insegna Linguaggi audiovisivi all'Università dell'Insubria ed è autore della prima monografia italiana dedicata al "polar" ("Cinema poliziesco francese", 2003). Ha pubblicato vari saggi in libri collettivi, in particolare sul cinema francese. John Ford, Anthony Mann, Jean-Pierre Melville, Michael Mann, Julien Duvivier, Michael Cimino e Akira Kurosawa i suoi cineasti preferiti, ma è convinto che il film da rivedere almeno una volta all'anno sia La dolce vita di Federico Fellini.

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