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«Non solo Dio non esiste, ma provate a trovare un idraulico durante il week end! (Woody Allen)»

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A testa alta


Re-Animator di Stuart Gordon

Locandina pubblicata su FilmTv 13/2020

Nel 1985 sono giù usciti in sala, tra gli altri, L’ululato (1981), Un lupo mannaro americano a Londra (1981), La casa (1981), La cosa (1982), Videodrome (1983) e Nightmare - Dal profondo della notte (1984). Perciò il new horror, o più correttamente il body horror, è ormai un fenomeno, se non di massa, quanto meno diffuso. Il corpo, insomma, è già bell’e che spappolato: da sociale quale era, negli anni 70, l’horror capisce ora che è sul corpo che deve insistere e riflettere; un corpo, però, anche quale specchio della realtà, perché non è vero che l’horror Eighties dimentica per strada la sua rilevanza sociale, anzi. Mentre dunque il genere è ancora una volta - e sempre di più - la gallina dalle uova d’oro (perché sa trasformarsi cavalcando pure l’onda del mercato e sfruttando le nuove possibilità ausiliarie, dal boom commerciale del videoregistratore a quello delle mini-major), Re-Animator giunge sugli schermi in un momento favorevole. Che tempi, sembrano preistoria. Il regista è sconosciuto, ma poco importa, l’horror dell’epoca è ancora trans-autoriale (oggi non lo è più, e non lo è da almeno vent’anni, pronti come siamo ad autorializzare esordienti e scalzacani qualunque); è una Babele, è una fiera delle atrocità alla quale un po’ tutti, anche chi non ha il coraggio di ammetterlo, gradiscono partecipare (rimangono certo i purissimi di spirito: in Italia Giovanni Grazzini, nella sua recensione del film di Stuart Gordon, dopo aver evocato una meritata «onorificenza all’Ordine del Vomito», parla schietto e diretto di «stupidata emerita»). La fonte, il racconto Herbert West, rianimatore di H.P. Lovecraft, non trae in inganno nessuno: si capisce già dalla locandina che puzza, con quel misto di fosforescenza e gore che non promette nulla di buono; d’altronde è distribuito dalla Empire Pictures, specializzata in prodotti a bassissimo costo e non esattamente garanzia di “qualità” (vedi Ghoulies). Poi però i titoli di testa citano il Saul Bass di La donna che visse due volte, sulla musica di Richard Band che omaggia chiaramente quella per Psyco di Bernard Herrmann: che sia allora postmoderno, questo B movie apparentemente senza pretese, una stupidata emerita che è come un calderone fumante di idee e di rilanci? Comunque la si voglia pensare, sia che lo si rifiuti, sia che lo si adotti immediatamente come pargolo da adorare (per Chas Balum, indimenticato re dei critici “fanzinari” del gore, diventa subito subito uno dei film preferiti), Re-Animator è un oggetto di culto, per la sfacciataggine, l’indecorosità, l’impudicizia. Dove trovare qualcosa di simile alla scena della testa mozzata che, sorretta dal proprio stesso corpo, esegue un cunnilingus? Neppure Hellraiser (1987) si spingerà a tanto. Soltanto Horror in Bowery Street (1987) e Society - The Horror (1989) arriveranno così (e forse più) “a fondo”. È come se Gordon (insieme al co-sceneggiatore Dennis Paoli, che rimarrà con lui spesso) rifriggesse l’aggressiva inverecondia autosufficiente del Raimi di La casa per offrirne una versione che appare un matrimonio insperabile tra Frankenstein e la sexploitation, ma con il ritmo, la felicità e la sintesi - ed è qui la novità - del carosello. Re-Animator, che dà notorietà al protagonista Jeffrey Combs (interprete pessimo, per inciso) tanto da renderlo prezzemolo di tutta la serie B e C horror degli anni 80 e 90, è un panzer in festa che travolge tutto e tutti. Baldanzoso, irresponsabile. Com’è che si dice? Non se ne fanno più così.

il Focus di questo numero: Controlocandina n° 13/2020

Molti horror degli anni 80 lasciano in filigrana un’attrazione gore, piuttosto ludica, per lo smembramento, spinta da certi rossi cosmetici, industriali, che già vent’anni prima erano stati sperimentati da Herschell Gordon Lewis in Blood Feast. In mano a scienziati pazzi, l’anatomia diventa allora una disciplina al limite del crash test. Questi piccoli inventori dalla vista lunga, affetti da sogni prometeici, innescano a volte una serie di verifiche sul corpo umano, facendolo gonfiare, a volte esplodere, sanguinare, liquefare. Così le membra si lacerano, vengono sezionate, segate, strappate a morsi, raggiungendo una serie di stati corporei che producono una specie di parata carnevalesca. Qui, in Re-Animator, Stuart Gordon non si limita a omaggiare un magnifico racconto di H.P. Lovecraft, Herbert West, rianimatore, pubblicato in sei parti su una rivista amatoriale, “Home Brew”, nel 1922, ma riesce anche a rovesciare specularmente un piccolo film di Georges Méliès del 1898, Un homme de têtes. Uno dei primi in cui il trucco del mascherino-contromascherino, reso possibile dal fondale nero, permise di mostrare lo stesso Méliès decollato, la testa tra le mani, al centro dell’inquadratura. Che fare con la propria testa tra le mani? La si può appoggiare su un tavolo, ripetendo altre due volte l’operazione, moltiplicandola. Un uomo gestisce tre teste suonando il banjo. Ma sono stonate così decide di liberarsene, le pesta col banjo facendole sparire, stacca la sua e si rimette l’unica rimasta, come in un gioco delle tre carte. L’uomo controlla questi poveri gusci di carne. In Re-Animator accade il contrario. L’ambizioso dottor Hill, pur decollato dal giovane Herbert West dopo una colluttazione, grazie ai suoi poteri ipnotici e alla messa a punto di un metodo di lobotomia al laser, riesce a radunare e a controllare una schiera di morti viventi, risvegliandoli nella morgue grazie al prezioso siero giallo fosforescente, in grado di rianimare i cadaveri (nulla è più “anni 80” di un siero fluo). È la sua testa decollata, lì su un piatto, come un moderno Oloferne, il suo cervello mantenuto attivo dal siero, a muovere tutti questi aiutanti. Rapiscono la figlia del rettore, di cui è segretamente innamorato, attaccano i due giovani studenti che tentano di fermarlo, in uno scontro finale che somiglia a un baccanale gore tra fumi gassosi, sangue, budella, occhi fuori dalle orbite, mentre, lì, fuori dalla morgue sotterranea dell’ospedale, sembra un giorno come tanti altri.

Rinaldo Censi

Re-Animator (1985)
Titolo originale: Re-Animator
Regia: Stuart Gordon
Genere: Horror - Produzione: Usa - Durata: 86'
Cast: Jeffrey Combs, Bruce Abbott, Barbara Crampton, Robert Sampson
Sceneggiatura: Stuart Gordon, William J. Norris, Dennis Paoli
Musiche: Richard Band
Montaggio: Lee Percy
Fotografia: Mac Ahlberg

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