Apocalisse catodica

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Sergio M. Grmek Germani dice che 2 marines e 1 generale è il film da salvare oggi in TV.
Su Cine Sony alle ore 09:15.

Una serie tv da cominciare? Attenzione, perché secondo Alice Cucchetti è magnetica e non potrete fare a meno di finirla.

La figura del Papa è stato oggetto di recente di una delle nostre liste. Ma se il Papa, più che una presenza, fosse una specie di fantasma irraggiungibile? Ovviamente, secondo Marco Ferreri.

L'ultimo film di Paul Schrader, First Reformed , esce direttamente in dvd, ma per noi è il film della settimana. Ripercorriamo la carriera di questo regista con un ritratto di Roberto Manassero.

Il blu è un colore caldo, soprattutto se si tratta di un giallo di Simenon raccontato da Amalric.

Quando Rete 4 fu mandata sul satellite. Dialogo tra un canale televisivo e Tommaso Labranca.

La citazione

«Quando chiesero a Marx cos’è la dittatura del proletariato rispose: ”la Comune di Parigi, perché ha abolito l’esercito e la polizia”. Poi vennero i Soviet e Solidarnosc. Questo è il movimento. Non nacquero per caso. (C.L.R. James)»

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Apocalisse catodica


Quinto potere di Sidney Lumet

Locandina pubblicata su FilmTv 46/2016

Ordinaria amministrazione negli studi della UBS, una rete televisiva di Los Angeles che ha appena cambiato proprietà. Sta andando in diretta uno dei notiziari, fascia di programmi con l’indice di ascolto in discesa, che sta per essere ridimensionata dai nuovi manager. Tra i monitor dov’è apparsa la faccia di Howard Beale, storico conduttore della trasmissione appena avvisato del licenziamento, registi e tecnici chiacchierano, bevono il caffè e guardano da un’altra parte. La macchina da presa gira tra di loro e ogni tanto stacca su Beale; tranne noi e i telespettatori, nessuno lo sta davvero ascoltando. E Beale sta dicendo: «Signore e signori, vorrei a questo punto annunciare che io sarò costretto ad abbandonare questo programma fra due settimane, perché ho un basso indice. Dato che questa era l’unica cosa che mi dava soddisfazione nella vita, ho deciso di suicidarmi: mi farò saltare le cervella durante questo programma, fra una settimana. Quindi, martedì prossimo mettetevi in ascolto. Le pubbliche relazioni avranno una settimana per promuovere lo spettacolo. L’indice d’ascolto dovrebbe salire alle stelle: 50 punti, almeno». La bomba esplode a effetto ritardato e, mentre si cerca di strappare l’anchorman dalla sua postazione, il regista blocca la trasmissione. Comincia così Quinto potere, diretto nel 1976 da Sidney Lumet e scritto da Paddy Chayefsky, un grande talento che, dopo essere diventato famoso con il realismo commosso di Marty - Vita di un timido e aver vinto due Oscar (il terzo fu per questo film), firmò questa satira feroce e preveggente. Il dolore, l’urlo, la rissa, l’imbonimento, la violenza invadono i teleschermi e mandano alle stelle gli ascolti. Howard Beale viene infatti trasformato nella star («il profeta pazzo dell’etere») di un giornale-spettacolo dal quale travolge milioni di spettatori con arringhe farneticanti, trascinandoli ad affacciarsi alle finestre per urlare insieme a lui «Sono incazzato nero, e tutto questo non lo accetterò più!». Howard (il grande Peter Finch) è destinato a fare una brutta fine, appena il suo indice d’ascolto cala; e con lui certamente gli altri protagonisti, dalla gelida, nevrotica Diana, che inventa il programma, a Max, malinconico sopravvissuto di una moralità vecchio stampo. Chayefsky e Lumet leggevano nel futuro, inorriditi dalla deriva che stava prendendo quella tv che (durante la “golden age” degli anni 50) entrambi avevano fatto crescere. Ma l’idea di Quinto potere era germogliata anche a causa di un evento che nel 1974 aveva sconvolto i telespettatori: la mattina del 15 luglio Christine Chubbuck, la giornalista che presentava il notiziario Suncoast Digest su Channel 40 di Sarasota, aveva chiamato un servizio su una sparatoria locale, che non era partito. Allora Christine, imperturbabile, aveva annunciato: «In linea con la politica della rete di farvi vedere le ultime novità su sangue e budella, a colori, adesso vi mostreremo anche un tentato suicidio». Aveva estratto dalla borsetta una calibro 38 e si era sparata alla testa in diretta. Depressione, difficoltà a stringere relazioni affettive, la forte competizione del suo lavoro: Christine aveva 29 anni ed era morta poche ore dopo in ospedale. Nel 2016 la sua storia è stata ripercorsa da due film: Christine di Antonio Campos, con Rebecca Hall, che ricostruisce l’ultima parte della vita della protagonista, e Kate Plays Christine di Robert Greene, in cui l’attrice Kate Lyn Sheil si prepara a interpretare il ruolo della giornalista, ripercorrendone frustrazioni e delusioni.

Quinto potere (1976)
Titolo originale: Network
Regia: Sidney Lumet
Genere: Drammatico - Produzione: USA - Durata: 120'
Cast: Faye Dunaway, William Holden, Peter Finch, Robert Duvall
Sceneggiatura: Paddy Chayefsky
Musiche: Elliot Lawrence
Montaggio: Alam Heim
Fotografia: Owen Roizman

Emanuela Martini

Capelli rossi, lettrice forte, brutto carattere (dicono). La prima volta mi hanno portata al cinema che avevo tre anni. Ci stavo dalle 2 alle 8, orario continuato. Praticamente, non ne sono più uscita: adesso ci sto anche dalle 8 alle 20, e a volte pesa. Ma la passione resta e non mi annoio (quasi mai). Onnivora: mi piace tutto (quando mi piace). Autori di culto: Michael Powell e Robert Altman. Serie: Twin Peaks e I Soprano forever. Rimpiango il cinema americano anni ’70 e il metabolismo dei trent’anni. Vivo in un disordine "escheriano", tra libri, oggetti, dvd, foto, abiti e scarpe, con Lucrezia, gatta petulante di 19 anni. Credo allo Stregatto (quello di Alice): qui in giro aleggia il sorriso di Blimp, Sibella e Oreste.


Emanuela Martini

Capelli rossi, lettrice forte, brutto carattere (dicono). La prima volta mi hanno portata al cinema che avevo tre anni. Ci stavo dalle 2 alle 8, orario continuato. Praticamente, non ne sono più uscita: adesso ci sto anche dalle 8 alle 20, e a volte pesa. Ma la passione resta e non mi annoio (quasi mai). Onnivora: mi piace tutto (quando mi piace). Autori di culto: Michael Powell e Robert Altman. Serie: Twin Peaks e I Soprano forever. Rimpiango il cinema americano anni ’70 e il metabolismo dei trent’anni. Vivo in un disordine "escheriano", tra libri, oggetti, dvd, foto, abiti e scarpe, con Lucrezia, gatta petulante di 19 anni. Credo allo Stregatto (quello di Alice): qui in giro aleggia il sorriso di Blimp, Sibella e Oreste.

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