De Niro a fuoco

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Emanuela Martini

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De Niro a fuoco


Toro scatenato di Martin Scorsese

Locandina pubblicata su FilmTv 28/2006

Nel mio inglese approssimativo - dopo è peggiorato - in una pausa di lavorazione cercavo di raccontare a Robert De Niro la trama del romanzo Gli ultimi fuochi. Gli era appena arrivato un telegramma da Los Angeles (allora, nel 1974, i telegrammi li spedivano ancora) con la proposta di un film di cui si sapeva poco, a parte che il copione lo stava scrivendo Harold Pinter e il regista sarebbe stato, buon per lui, Elia Kazan. All'epoca De Niro aveva meno di trent'anni, era un ragazzo fragile d'aspetto e pochissimo espansivo. Non so perché si rivolse proprio al sottoscritto per chiedere notizie del libro di Scott Fitzgerald. Forse per sviare il discorso da quello che gli stavo chiedendo io, cioè una semplice, innocua intervista. Era l'ennesimo rinvio da parte sua di una faccenda che si sarebbe potuta sbrigare in dieci minuti e che lui rimandava da tre o quattro mesi. Stavo girando un piccolo documentario su Novecento e di interviste ne avevo fatte già a Depardieu, a Sutherland, a Sterling Hayden, senza problemi. Ma lui per una ragione o per un'altra prendeva tempo, cercava di capire: a) quali domande gli avrei fatto, b) il posto dove avremmo girato, c) che tipo di inquadrature avevo in mente, d) se si potevano ripetere nel caso non fossero venute bene... e un paio di altre faccende che adesso non ricordo. C'era da sfiancare un elefante. Eppure nemmeno per un momento pensai che fossero pretese esagerate, da maniaco rompiscatole. Sembrava invece che quella cosa da niente lo mettesse davvero in agitazione, che avesse bisogno di pensare, di riflettere, di studiare per dare il meglio. Non era un perfezionista o un insicuro, piuttosto una persona seria, uno di quegli attori che vuole sapere dal regista anche quello che il regista non sa o finge di non sapere, e se non hai la scorza dura ti mette in crisi. Più di una volta ebbi l'impressione che Bertolucci rimpiangesse Marlon Brando e la sua disponibilità parigina ... Comunque l'intervista non si fece. A De Niro piacque invece l'idea di raccontare l'invecchiamento a cui si sottoponeva ogni mattina per un paio d'ore, e lo filmai mentre sonnecchiava nelle mani del truccatore. Fu più efficace che le solite dichiarazioni di circostanza, ma senza la sua cocciuta tensione non ci sarei arrivato. Di Robert De Niro qualcuno ha un'idea sbagliata: che sia stato un attore tutto metodo e scienza esatta, che abbia concesso poco o niente di sé. Invece si accostava in modo religioso ai suoi personaggi, non si prestava con vanità a quel regista o a quella macchina da presa. Per Toro scatenato ingrassò di trenta chili. Chi l'avrebbe fatto se non un attore che usa il cervello ma sa che al cinema passa tutto attraverso il corpo? L'ho ammirato senza riserve in una dozzina di film. Se ne parlo al passato, è perché da due o tre lustri non lo riconosco più: sullo schermo è ormai un signore con la stessa smorfia sulle labbra, tra il disgusto, l'indifferenza e la noia. l suoi fuochi sono spenti da un bel po' e sembra che se la sia voluta lui.

Toro scatenato (1980)
Titolo originale: Raging Bull
Regia: Martin Scorsese
Genere: Drammatico/Sportivo - Produzione: Usa - Durata: 128'
Cast: Robert De Niro, Joe Pesci, Cathy Moriarty, Frank Vincent

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