Domenica in chiesa, lunedì al cinema

facebook_0.png
twitter.png
vimeo.png
Instagram.png
Oggi Free
Matteo Marelli dice che Blackhat è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 02:35.

Una serie tv da cominciare? Attenzione, perché secondo Alice Cucchetti è magnetica e non potrete fare a meno di finirla.

La figura del Papa è stato oggetto di recente di una delle nostre liste. Ma se il Papa, più che una presenza, fosse una specie di fantasma irraggiungibile? Ovviamente, secondo Marco Ferreri.

L'ultimo film di Paul Schrader, First Reformed , esce direttamente in dvd, ma per noi è il film della settimana. Ripercorriamo la carriera di questo regista con un ritratto di Roberto Manassero.

Il blu è un colore caldo, soprattutto se si tratta di un giallo di Simenon raccontato da Amalric.

Quando Rete 4 fu mandata sul satellite. Dialogo tra un canale televisivo e Tommaso Labranca.

La citazione

«You Cannot Be Serious! (John McEnroe)»

scelta da
Rinaldo Censi

cinerama
8277
servizi
2826
cineteca
2656
opinionisti
1776
locandine
1000
serialminds
755
scanners
477

Domenica in chiesa, lunedì al cinema


Mean Streets - Domenica in chiesa, lunedi all'inferno di Martin Scorsese

Locandina pubblicata su FilmTv 09/2009

«Avevo implorato John Cassavetes di darmi un lavoro - racconta Martin Scorsese - mi assunse come montatore del suono per Minnie e Moskowitz a 500 dollari la settimana senza che facessi nulla!». Siamo nel 1971. Scorsese ha diretto Chi sta bussando alla mia porta? e spera di girare un altro film. Mentre lavora per Cassavetes, Roger Corman gli offre la possibilità di fare America 1929: sterminateli senza pietà, una specie di seguito di Il clan dei Barker. Appassionato di cinema di genere, Scorsese accetta. A film finito, lo mostra a Cassavetes che non ha dubbi: «Marty, hai trascorso un anno della tua vita a fare una schifezza. È un buon film, ma tu sei migliore della gente che fa questo tipo di cose». Invece a Corman e a Samuel Z. Arkoff, il grande vecchio della A.I.P., il film piace. «Devo proprio dirtelo, non è male», confida al giovane regista che replica: «Sì, è buono». E Arkoff, pronto: «Non scaldarti troppo: ho detto che non è male». Infatti Corman, venuto a sapere di Mean Streets, offre a Scorsese di produrlo a patto che il film diventi un... blaxploitation: 150.000 dollari, New York e una troupe non sindacale. Martin, che comunque deve averci pensato almeno un minuto, cortesemente declina l’offerta: «Non avrebbe funzionato: non riuscivo a vedere questi ragazzi di colore in chiesa o mentre si confessavano». Corman, che il talento lo fiuta meglio d’un segugio, si assicura comunque la distribuzione del film. Scorsese, grato, infila una citazione di La tomba di Ligeia di Corman in Mean Streets. Approntato un primo montaggio, Martin proietta il film a Cassavetes: «Fai qualunque cosa, ma non tagliarlo», lo ammonisce. Mean Streets è il film di svolta dell’opera scorsesiana. Il titolo dal quale discendono tutti gli altri. La prima formulazione compiuta della sua poetica. Il passaggio attraverso il quale si entra nel corpo vivo del suo cinema. C’è già tutto. Il cattolicesimo, Little Italy, la violenza, il senso di colpa, il cinema, il rock’n’roll. E la San Gennaro Society. «Quando ho fatto Mean Streets, dovevo pagare 5.000 dollari alla San Gennaro Society (santo di cui si vede la statua nelle scene della processione). Non avevo quella somma, quindi chiesi un prestito a Francis Ford Coppola che poi è stato il primo cui ho restituito i soldi dopo aver venduto il film». Per quanto riguarda l’uso innovativo della musica, Martin Scorsese rivela che «sono stato influenzato da Pericolo pubblico di William Wellman e dal suo uso delle canzoni popolari come sottofondo, non nella colonna sonora, ma interne al racconto. In Mean Streets c’è la musica con la quale sono cresciuto, la musica che faceva parte della mia vita. Ho voluto che il film si muovesse seguendo la musica. Dalle nostre parti alle tre del mattino sentivi il rock’n’roll che proveniva dai bar. Per questo motivo ho girato la scena in cui si sente Be My Baby delle Ronettes mentre Charlie appoggia la testa sul cuscino. Be My Baby e Jumpin’ Jack Flash dei Rolling Stones erano tutto per me». Già: Be My Baby, la canzone di cui è stato detto che si tratti del miglior luogo in cui essere giovani. Mean Streets, invece, per Scorsese è il conseguimento della maggiore età. La lezione di Cassavetes si scontra con la tradizione dei gangster movie degli anni Trenta e la schiettezza sensazionalistica di Corman. Ma l’afflato lirico, mascagniano, è solo di Scorsese, il cui gesto cinematografico arde di una crudele bellezza. Ecco come si nasce e si muore al cinema. Questo è il mio corpo e il mio sangue offerto in sacrificio per voi.

Mean Streets - Domenica in chiesa, lunedi all'inferno (1972)
Titolo originale: Mean Streets
Regia: Martin Scorsese
Genere: Drammatico - Produzione: USA - Durata: 110'
Cast: Robert De Niro, Harvey Keitel, Amy Robinson, David Proval
Soggetto: Martin Scorsese, Mardik Martin
Sceneggiatura: Martin Scorsese, Mardik Martin
Montaggio: Sidney Levin
Fotografia: Kent Wakeford

Articoli consigliati


Mean Streets» Cineteca (n° 07/2009)

Giona A. Nazzaro

Delegato generale Settimana Internazionale della Critica di Venezia. Programmatore Visions du Réel di Nyon (Svizzera). Collaboratore Festival del Film di Locarno. Autore di libri e saggi. Dischi, libri, gatti, i piaceri. Il resto, in divenire.

FilmTv è una pubblicazione di Tiche Italia s.r.l. - p.iva 05037430963
Credits - Contatti
Privacy Policy