Fantozzi sul Potemkin

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La citazione

«We want our film to be beautiful, not realistic.»

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Fantozzi sul Potemkin


Fantozzi di Luciano Salce

Locandina pubblicata su FilmTv 25/2006

I premi, e non solo quelli del cinema, svelano più l'indole di chi li dà che quella di chi li riceve. Specie se capitano in un momento improprio o all'indirizzo sbagliato. Quando Paolo Villaggio fu coperto di medaglie per La voce della luna mi sembrò più che altro un segno di riconoscimento per il giullare che finalmente si esibiva a corte. Lui era felice come un debuttante mentre teneva in mano nastri, grolle e donatelli, ma se fossi stato al suo posto li avrei tirati in testa a qualcuno. Perché nel momento in cui tutti esaltavano il Villaggio felliniano in realtà limitavano o rinnegavano il suo Fantozzi, commettendo un peccato mortale. È vero che l'attore si era spremuto al massimo in mano a Fellini, ma sembrava intimidito, comples· sato da cotanto regista; se lo si osserva bene, nel film dà l'impressione che prima di ogni gesto o battuta chieda scusa di essere stato, altrove, un ragioniere. Il personaggio di Ugo Fantozzi è invece a mio parere una creazione straordinaria. Anche in virtù della serialità, le sue vicende sono in grado di raccontare gli anni meschini che abbiamo vissuto, ma anche di affondare, deformandoli, i grandi miti della Storia o i suoi luoghi comuni, alti e bassi. Lo fa in una chiave che dal primo all'ultimo capitolo ha rinnovato il linguaggio della commedia italiana, non solo aggiornandolo all'era televisiva ma sganciandolo definitivamente dall'eredità neorealista. Fantozzi è una maschera eterna calata negli umori acidi degli anni '70, è la cartina di tornasole di un costume, è astratto e concreto, è un uomo in carne e ossa con i tratti perentori del fumetto. Per raccontarlo non serve una sceneggiatura all'antica maniera, con inizio svolgimento e fine. Si deve procedere a vignette, a strisce, con un occhio più ad Altan che a Zavattini, più a Giannelli che a Scarpelli. Quotidiano e surreale, il ragionier Fantozzi può viaggiare nel tempo, può vivere e morire e resuscitare, e invecchia solo per accompagnare l'inevitabile cammino del suo interprete. Ma se oggi la sua parabola sembra definitivamente conclusa, se gli ultimi capitoli mostravano la corda, il ricordo regge bene. E Villaggio è un genio. Non merita perciò che si citi in eterno la famosa battuta della "boiata pazzesca" riferita alla Corazzata Potemkin. Più che un tormentone, da anni è un insulto. E non per Ejzenstejn. Sarò un ingenuo, ma la sequenza della scalinata di Odessa rifatta nel Secondo traqico Fantozzi a me pare un atto d'amore, non una parodia. Semmai a venire sbeffeggiati sono quelli che del grande film non hanno capito niente (forse non l'hanno nemmeno visto) e lo considerano, come il megacapoufficio patito di cineforum, un classico da imporre per penitenza. Ma quanti conoscono davvero l'immortale Corazzata (che poi era un incrociatore)? E quanti si sono accorti, poniamo, della sensualità delle sue immagini? Ridatecela, per favore, come diceva Michele Serra.

Fantozzi (1975)
Titolo originale: -
Regia: Luciano Salce
Genere: Comico - Produzione: Italia - Durata: 100'
Cast: Paolo Villaggio, Anna Mazzamauro, Liù Bosisio, Plinio Fernando

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